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	<title>Terra di Versilia</title>
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	<description>Pagine di arte e storia all&#039;ombra delle colline versiliesi</description>
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		<title>Il lago di Massaciuccoli</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Apr 2011 20:34:44 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Il lago di Massaciuccoli]]></category>
		<category><![CDATA[Massaciuccoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Il lago di Massaciuccoli è parte di una delle più importanti zone umide del bacino mediterraneo. È incluso nelle “Aree umide italiane di importanza internazionale” ai sensi della Convenzione RAMSAR e tra le “Zone a protezione speciale” (ZPS) ai sensi della direttiva n.79/409/CEE riguardante la tutela degli uccelli selvatici in Europa, nonché tra i “Siti [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradiversilia.net&#038;blog=1757624&#038;post=1179&#038;subd=terradiversilia&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il lago di Massaciuccoli è parte di una delle più importanti zone umide del bacino mediterraneo. È incluso nelle “Aree umide italiane di importanza internazionale” ai sensi della Convenzione RAMSAR e tra le “Zone a protezione speciale” (ZPS) ai sensi della direttiva n.79/409/CEE riguardante la tutela degli uccelli selvatici in Europa, nonché tra i “Siti di importanza regionale” (SIR) ai sensi della direttiva CEE 43/1992 relativa alla conservazione degli habitat naturali e semi naturali della flora e della fauna selvatica.</p>
<p>Occupa la parte meridionale della pianura versiliese, arrivando a incontrare a sud la bonifica di Vecchiano; stretto a est dalle colline del comune di Massarosa e dalle prime propaggini di quelle d&#8217;oltre Serchio; a ovest dai diversi e variegati ambienti che qui vanno a formare il litorale e la costa del comune di Viareggio. A nord è la campagna massarosese con le sue nuove aree artigianali a segnarne il confine. La sua superficie è di 700 ettari, circondata da una zona palustre di circa 1300 ettari formata in gran parte di falascheti e canneti attraversati da canali che si aprono all&#8217;improvviso in più ampie superfici, tra le quali incontriamo i chiari, specchi d&#8217;acqua bassa e artificiali essenziali alla vita della fauna del lago.</p>
<div id="attachment_1185" class="wp-caption aligncenter" style="width: 451px"><img class="size-full wp-image-1185 " title="lagoMassaciuccoli-Massarosa3" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/04/lagomassaciuccoli-massarosa3.jpg?w=500" alt=""   /><p class="wp-caption-text">Il lago di Massaciuccoli (© Amerigo Pelosini)</p></div>
<p>Principale immissario è il canale Barra, che ha la funzione di drenaggio delle acque della bonifica di Vecchiano e di quella di Massaciuccoli. È pure apportatore di acque provenienti dal fiume Serchio dal quale vengono prelevate meccanicamente, durante la stagione estiva quando la superficie del lago scende anche di 45 centimetri a causa delle scarse precipitazioni e del suo utilizzo a fini irrigui. Il canale emissario è il Burlamacca che attraverso la campagna e i canali del porto di Viareggio lo collega al mare. A volte e sempre nel periodo estivo quando il livello del lago cala di parecchi centimetri questo stesso canale si fa immissario d&#8217;acque marine, fatto che ha creato non pochi problemi alla vita dell&#8217;ambiente lacustre, a cui si è cercato riparo con la costruzione di un sistema, il cui nome risale all&#8217;originario ideatore Leonardo da Vinci, e detto &#8220;porte vinciane&#8221;.</p>
<div id="attachment_1181" class="wp-caption alignleft" style="width: 262px"><img class="size-full wp-image-1181 " title="lagoMass-Airone bianco" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/04/lagomass-airone-bianco.jpg?w=500" alt=""   /><p class="wp-caption-text">Un airone bianco</p></div>
<p>Consiste in una serie di chiuse ancorate su robusti pilastri che si aprono utilizzando la sola forza delle acque quando durante la bassa marea, o in normali condizioni d&#8217;uso, queste prendono a scendere verso il mare permettendone lo scolo. In caso di alta marea o altre particolari situazioni la forza dell’acqua che dal mare sale, se non controbilanciata da una pari spinta delle acque in uscita, serve a richiudere quelle stesse porte o chiuse, evitandone così l&#8217;ingresso tra le acque dolci. Il loro funzionamento, nel nostro caso, è però stato subito problematico, tanto che oggi sono praticamente inutilizzabili.</p>
<p>Nonostante il lago di Massaciuccoli, con il suo ricco e vario habitat inserito in uno scenario unico e suggestivo, sia un autentico patrimonio ambientale e culturale difeso da diversi e autorevoli enti e legislazioni &#8211; tanto che ogni attività e intervento al suo interno sono regolate da una accurata normativa &#8211; sono diventate piuttosto frequenti, e autorevoli, le voci nel corso di questi ultimi anni sorte a denunciare una situazione che presenta diverse criticità ambientali, capaci di compromettere l&#8217;intero ecosistema lacustre fino al suo collasso.</p>
<div id="attachment_1182" class="wp-caption alignright" style="width: 253px"><img class="size-full wp-image-1182  " title="lagoMass-uccellonero" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/04/lagomass-uccellonero.jpg?w=500" alt=""   /><p class="wp-caption-text">Un cormorano</p></div>
<p>Anche le cause, i motivi, all&#8217;origine di questi fenomeni sono ben circoscritti e individuati in diversi studi pubblicati sull&#8217;argomento. Cause che hanno in gran parte origine in una generalizzata disattenzione nei confronti di questo delicato ambiente, soggetto a subire squilibri originati nel comprensorio agricolo e urbano che gravita intorno al perimetro lacustre. Dall&#8217;immissione in questo di acque reflue di bonifica provenienti da attività agricole e industriali non depurate e ricche di sostanze chimiche e nocive, fino alla presenza, nei centri urbani che si affacciano alle sue acque, di depuratori e reti fognarie nel loro complesso insufficienti e inadatti a tutelarne la qualità dell&#8217;habitat.</p>
<p>Dall&#8217;insufficiente ricambio idrico, dovuto ai prelevamenti di acque sorgive presso alcune sorgenti collinari e pedecollinari – che hanno ridotto l&#8217;apporto di acque fresche in ingresso nel lago – alla scarsa tenuta delle porte Vinciane, sul canale Burlamacca, che favoriscono l&#8217;ingresso di acque salate dal mare verso monte, in particolari periodi di siccità, quando le acque del lago sono soggette a un eccessivo abbassamento dovuto, oltre a una naturale evaporazione, anche ai frequenti prelievi idrici effettuati a scopo irriguo.</p>
<p>E anche i rimedi e le soluzioni alle diverse problematiche situazioni sono abbastanza chiari e definiti, così come l&#8217;improcrastinabilità di rapidi interventi. Rimane la necessità di un&#8217;ampia e chiara scelta sociale, e quindi politica, a favore del lago, che magari possa stringere e condurre le attuali diverse competenze in un solo ente, una struttura organizzata in una gestione più agile e dinamica nell&#8217;applicazione dei necessari interventi.</p>
<p>Ma nonostante queste nubi all&#8217;orizzonte il lago rimane oggi un indimenticabile incontro con il paesaggio. Un autentico museo vivente dove la vita, i suoi ritmi e le sue manifestazioni, sono ferme a un tempo antico e lontano, su cui basta posare gli occhi per ritrovarne architetture e disegni alle quali avvicinarsi come a un libro infinito. Navigando tra ambienti sempre diversi: a volte affollati da branchi di uccelli nei loro frenetici e apparentemente rissosi voli per un posto su cui appollaiarsi; a volte abitati da qualche solitario esemplare assorto nelle sue meditazioni. Attraverso zone e angoli sospesi in un assoluto silenzio, interrotto dall&#8217;alzarsi volo di un animale spaventato dalla nostra presenza, o dall&#8217;improvviso apparire alla vista di un chiaro brulicante e animato di vita.</p>
<div id="attachment_1183" class="wp-caption aligncenter" style="width: 451px"><img class="size-full wp-image-1183 " title="lagoMassaciuccoli-Massarosa2" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/04/lagomassaciuccoli-massarosa2.jpg?w=500" alt=""   /><p class="wp-caption-text">Una &quot;bilancia&quot; da pesca (© Amerigo Pelosini)</p></div>
<p>Dove anche gli interventi dell&#8217;uomo, nella loro secolare storia, mutano secondo la riva alla quale ci avviciniamo: come è per i capanni da pesca e le bilance: ampie e spaziose, a volte quasi ambienti da villeggiatura nella zona massarosese e invece più contenute, funzionali quanto basta all&#8217;esercizio della pesca, quelle sulla sponda delle campagna di Vecchiano.<br />
Nella soffusa luce che viene dal paesaggio intorno, dalle colline trapuntate di boschi e oliveti, o quella più distante della catena delle Apuane nelle sue cime linde e nette contro il cielo. Nel colore delle acque, dei canneti, dei falaschi, ravvivati dalle macchie dei fiori. Incanto che ci accompagna navigando tra i canali e gli specchi d&#8217;acqua; nel silenzio che si fa spazio per tante voci della natura che ora sorgono, intorno e dentro di noi.</p>
<p>Per un approfondimento del lago e dei suoi aspetti (origini, flora, fauna, bonifiche, culture e tradizioni sorte sulle sue sponde, ecc) vi rimandiamo a questo sito: <a href="http://lago-massaciuccoli.webnode.it/" target="_blank">lagodimassaciuccoli.webnode.it</a></p>
<p><em><strong>©</strong><em>Testo di Arturo Lini, tratto da &#8221;Il lago di Massaciuccoli&#8221;, A. Lini &#8211; A. Pelosini, Caleidoscopio, Massarosa (LU), 2008. Ogni riproduzione è vietata, salvo il diritto di citazione, l&#8217;uso personale previa citazione, o diverso accordo con l&#8217;autore.</em></em></p>
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		<title>Quiesa</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Apr 2011 12:10:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>terradiversilia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Località]]></category>
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		<category><![CDATA[Villa Ginori]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;idea che mi dà il paese di Quiesa, passeggiando per le sue strade, almeno quelle che insistono per il suo centro storico, è di trovarmi in una stazione di sosta, un luogo di passaggio, nel bel mezzo di un incerto percorso, il cui senso o meta sia ancora imprecisabile e sconosciuto, al termine di una delle sue due contrarie direzioni.</p>
<p>Forse sarà per le innumerevoli volte che sono transitato, ogni giorno avanti e indietro, per queste stesse strade – allora frequentavo l&#8217;Istituto Magistrale Paladini di Lucca dove ogni mattina mi recavo partendo da Viareggio – assai poco convinto di quel corso di studi che frequentavo, e del conseguente indirizzo che avrebbero dato alla mia vita una volta conclusi. Tanto che quel continuo andare mi appariva proprio come poi sono risultati quegli studi nell&#8217;andare del tempo: un luogo di passaggio verso una disattesa meta, almeno negli esiti pratici e concreti che quel titolo scolastico mi conferiva.</p>
<div>O forse per essere quella strada che poi si arrampica per i tornanti del monte di Quiesa il tratto che poi ci conduce non tanto a un altro comune, lasciando il nostro di Massarosa per immetterci in quello di Lucca, quanto il tragitto che dal territorio della Versilia ci conduce alla piana lucchese, tratto di divisione dunque tra due ambienti così diversi per abitudini, clima e umori.</p>
<div>
<div id="attachment_1111" class="wp-caption aligncenter" style="width: 500px"><img class="size-full wp-image-1111" title="Quiesa" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/04/quiesa.jpg?w=500" alt=""   /><p class="wp-caption-text">Quiesa</p></div>
<p>Al centro del paese, che viene a disporsi a fianco di quello di Bozzano quasi come un unico e omogeneo insediamento urbano, si alza la chiesa dei SS. Stefano e Michele, di forma solenne, neoclassica, con la muratura in pietra grigia a vista, la più imponente tra quelle massarosesi. Costruita tra il 1840 e il 1880, è un edificio a crociera, ben ripartito nelle tre navate, nella soffusa luce che s&#8217;effonde dalla lanterna della cupola, posta all&#8217;incrocio con il transetto.<br />
Le decorazioni delle volte risalgono al secondo dopoguerra, terminate nella nuova consacrazione della chiesa avvenuta il 26 settembre 1955. Tra i suoi arredi figura un prezioso turibolo a castello, opera di Vincenzo Pellegrini, della seconda metà del XVIII secolo.<br />
All&#8217;esterno, staccato dalla chiesa, nella sua area posteriore, si alza il campanile costruito nel 1833 ma poi restaurato all&#8217;attuale forma nel 1930.</p>
<div id="attachment_1123" class="wp-caption alignleft" style="width: 300px"><img class="size-full wp-image-1123" title="Quiesa-Chiesa_di_Santo_Stefano,21" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/04/quiesa-chiesa_di_santo_stefano21.jpg?w=500" alt=""   /><p class="wp-caption-text">Quiesa, chiesa dei SS. Michele e Stefano</p></div>
<p>Anticamente qui venne edificato, come probabile luogo di ristoro e sosta sulla via che veniva da Pisa, alla cui diocesi allora Quiesa apparteneva, un convento di Benedettini dedicato a san Michele. Fondato nel 1025 da una marchesa Willa, figlia di un marchese Ugo, da qualcuno identificato con Ugo di Toscana, venne poi soppresso nel 1408 e aggregato al capitolo della cattedrale di Lucca.<br />
È all&#8217;opera di questi monaci che si è spesso associata l&#8217;introduzione e la coltivazione dell&#8217;olivo nella nostra terra, o almeno in questa zona, prima ricoperta da boschi di querce e lecci.<br />
Sempre in questa zona è documentata già nel XII secolo, seppur in maniera alquanto lacunosa, una chiesa dedicata a santo Stefano, e sempre visibile, anche se a tutt&#8217;oggi in stato di abbandono, proprio alla sommità del monte Quiesa, lungo la via che porta a Lucca.</p>
<p>Poco distante dal centro, sempre lungo i primi tornanti della strada provinciale del monte Quiesa, quasi nascosta dalla vegetazione e dalle mura di recinzione si alza Villa Spinola. Nata come palazzina agricola ha nel tempo mutato questa sua destinazione per trasformarsi in raffinato ambiente residenziale. Si caratterizza per i multiformi e rigogliosi giardini e per la presenza di una sorgente che già il pittore tedesco Georg Christof Martini (1685-1745) nel suo <em>Viaggio in Toscana</em>, scritto nella prima metà del XVIII secolo, ricordava copiosa e cristallina, anche se oggi i prelievi effettuati per l&#8217;acquedotto comunale avrebbero probabilmente sfuocato quel giudizio.</p>
<p>Questa disponibilità di acqua sorgiva aveva anche alimentato alcune manifatture sorte in prossimità della villa: una filatura e una brilleria per il riso, coltivazione assai diffusa in quest&#8217;area del lago, oltre un mulino, ambienti oggi trasformati in aggraziate palazzine residenziali.</p>
<div id="attachment_1113" class="wp-caption aligncenter" style="width: 500px"><img class="size-full wp-image-1113" title="Quiesa-ninfee" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/04/quiesa-ninfee.jpg?w=500" alt=""   /><p class="wp-caption-text">Ninfee, negli stagni intorno Quiesa. (© Amerigo Pelosini)</p></div>
<p>Ma lasciata questa parte del paese, e la storia che ancora la abita, e attraversata via Sarzanese per imboccare la strada che poi condurrà a Massaciuccoli, un altro paese piano piano si scopre, dove nuove e vecchie abitazioni convivono, sempre accompagnate da un angolo di giardino, a volte di un appezzamento di terreno usato per la coltivazione di ortaggi o di qualche albero da frutto.</p>
</div>
<div>
<p>Sempre più rade isolate case, finché all&#8217;improvviso ci troviamo davanti al padule: i campi coperti di una scura terra, se siamo nella stagione invernale quando ancora il paesaggio è brullo, più terso che nelle altre stagioni e, almeno ai miei occhi, più bello. Feconda terra in attesa del verde e della fioritura primaverile; ora abitata da bianche gabbianelle nel loro lento procedere alla ricerca del cibo, nel quasi immoto e metafisico paesaggio.</p>
<p>Siamo giunti in località Al Molinaccio, dove ci è segnale un ampio edificio costruito nel 1846, posto proprio di lato alla strada: la Brilla, già adibito alla brillatura del riso quando la sua coltivazione era l&#8217;attività principale che caratterizzava questa sponda del lago di Massaciuccoli, almeno fino agli anni quaranta del secolo scorso, ed ora, dopo un’ampia ristrutturazione dei suoi locali, spazio in parte dedicato alla promozione e realizzazione di manifestazioni artistiche.</p>
<p>Passando di lato alla Brilla e continuando dritti, invece di svoltare per l&#8217;ampia curva che gira a sinistra indirizzandoci per Massaciuccoli, proseguiamo per una dritta e stretta viuzza, accompagnata su di un lato da una lunga fila di maestosi platani, tra i quali spicca un raro esemplare di cipresso calvo, che a un certo punto vengono a essere sostituiti da capanni in lamiera, uno a fianco dell&#8217;altro, usati per il rimessaggio dei barchini da palude.</p>
</div>
<div>
<div id="attachment_1114" class="wp-caption aligncenter" style="width: 500px"><img class="size-full wp-image-1114 " title="Quiesa-Lapiaggetta2" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/04/quiesa-lapiaggetta2.jpg?w=500" alt=""   /><p class="wp-caption-text">Quiesa, La Piaggetta (© Amerigo Pelosini)</p></div>
<p>Inconfondibile segno del nostro arrivo sulle sponde del lago di Massaciuccoli dove troviamo, a sua guardia e sentinella, la Piaggetta, l&#8217;antico porticciolo usato dalla Repubblica di Lucca, e dalle altre comunità limitrofe che sul lago si affacciavano, come scalo di merci che qui transitavano tra la marina di Viareggio e Lucca, o verso gli altri paesi dell&#8217;interno.</p>
<p>Qui, appena arrivati e scesi d&#8217;auto, ci saluta una famigliola di gatti, fissandoci incuriositi e circospetti, con la loro voglia di venirci incontro e il timore di ricevere una brutta accoglienza. Poco lontano, in uno specchio d&#8217;acqua tra i canneti, quattro bianche oche, una dietro l&#8217;altra, procedono indifferenti nei lenti movimenti.</p>
<p>Davanti a noi l&#8217;ingresso al parco di villa Ginori, dove si alzano ciuffi di palme, in genere palma delle Canarie, che fanno di questo giardino un ambiente raro ed esotico, certo il più spettacolare di tal genere presente nella Toscana settentrionale.<br />
L&#8217;antico edificio, che ospitava le strutture logistiche necessarie al funzionamento del porticciolo, è divenuto, dopo diverse ristrutturazioni e il definitivo rifacimento ultimato nel 1902, raffinata abitazione rappresentante di quello stile toscano neogotico che ha caratterizzato tante costruzioni, sorte, o ristrutturate, all&#8217;inizio del XX secolo.</p>
<div id="attachment_1115" class="wp-caption aligncenter" style="width: 500px"><a href="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/04/quiesa-gino-pel.jpg"><img class="size-full wp-image-1115" title="Quiesa-gino-pel" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/04/quiesa-gino-pel.jpg?w=500" alt=""   /></a><p class="wp-caption-text">Quiesa, villa Ginori. (© Amerigo Pelosini)</p></div>
<p>Nei suoi viali spesso passeggiava Giacomo Puccini, legato d&#8217;amicizia e da comune amore per la caccia, al marchese Carlo Ginori, proprietario dal 1887 della villa e dell&#8217;intero lago di Massaciuccoli, a cui il maestro dedicò La Bohème, forse a ringraziamento della concessione che il marchese gli aveva fatto di ampliare lo spazio, attraverso l&#8217;interramento di una minuscola porzione del lago, del giardino della nuova abitazione a Torre del Lago, sorta sulla vecchia casa-torre dove Puccini aveva abitato in affitto sin dal 1981 e ora, dopo i primi successi musicali, acquistata e completamente ristrutturata.</p>
<p>Villa Ginori fu infatti anche occasionale ritrovo culturale per gli artisti che sulla fine del XIX secolo gravitavano sulle sponde del lago, poi riuniti in quel Club della Bohème che aveva sede sull&#8217;altra sponda del lago, in una capanna di legno col tetto di falasco, abitazione fino al 1894 di Giovanni Gragnani, a Torre del Lago appunto, vicina alla residenza di Puccini.</p>
<p>Club della Bohème al quale partecipavano, tra gli altri, i pittori Ferruccio Pagni e Francesco Fanelli, a cui si deve la decorazione del soffitto della sala d&#8217;onore di Villa Ginori, Plinio Nomellini e Raffaello Gambogi, ma anche saltuariamente Fattori e Lega. Un manipolo di pittori appartenenti alla corrente dei Macchiaioli che del loro contatto e comunione con la natura – allora poche costruzioni si affacciavano sul lago e i pescatori vivevano perlopiù in capanne di legno e falasco – traevano poetiche e motivi per le proprie opere.</p>
<p>Ora ai lati di villa Ginori s&#8217;allungano i canali, e le strisce dei canneti e dei falaschi, scandite da radi pali ai quali s&#8217;attraccano le reti delle bilance. Girandoci e posando lo sguardo alla parte opposta al lago, la striscia delle colline si presenterà nella sua modulata armonia: i rossi tetti o le chiare forme delle case che si intravedono tra gli infiniti verdi dei boschi, con il lungo collo dei campanili a guardare fin quaggiù.</p>
<p>Il nome Quiesa, quasi un suono appena sortito dal battito leggero d&#8217;una campana, deriva dall&#8217;antico suo nome Gesa che in diversi dialetti settentrionali, come quello meneghino, significa chiesa, termine a cui ci riconduce anche una evidente assonanza.</p>
<p><em><em><em>© </em>Tratto da “Massarosa terra di Versilia”, A. Lini-A. Pelosini, Caleidoscopio, Massarosa (LU), 2006. Vietata ogni riproduzione, salvo il diritto di citazione, l’uso personale previa citazione o diverso accordo con l’autore. Le fotografie appartengono ai rispettivi autori, dove indicato, nella relativa licenza d’uso.</em></em></p>
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		<title>Compignano</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Apr 2011 20:12:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>terradiversilia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Elisa Baciocchi]]></category>
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		<category><![CDATA[Villa Baldini]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella parte sud-est del nostro comune, già in parte circondata dalle colline del comune di Lucca, si trova Compignano che vive di un clima più interno, dove il mare e il suo colore si intravedono lontano, dietro verdi colline che quasi fanno da corona a questa località. Per giungere a Compignano, una volta presa la [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradiversilia.net&#038;blog=1757624&#038;post=774&#038;subd=terradiversilia&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella parte sud-est del nostro comune, già in parte circondata dalle colline del comune di Lucca, si trova Compignano che vive di un clima più interno, dove il mare e il suo colore si intravedono lontano, dietro verdi colline che quasi fanno da corona a questa località.</p>
<p>Per giungere a Compignano, una volta presa la strada per Lucca e giunti alla sommità del colle di Quiesa che divide il comune di Massarosa da quello di Lucca, invece di imboccare la discesa che ci porterebbe alla bella città toscana, deviamo per una stretta strada che proprio dal passo si diparte ancora salendo per poco più di due chilometri, fino a un ampio piano che occupa proprio l&#8217;intero crinale di questi colli: un belvedere naturale fatto a tratti di oliveti terrazzati e prati, e gelosamente custodito dai suoi boschi di castagni, lecci, querce e carpini.</p>
<div id="attachment_775" class="wp-caption aligncenter" style="width: 500px"><a href="http://terradiversilia.wordpress.com/2011/04/11/compignano/compignano-colline2/" rel="attachment wp-att-775"><img class="size-full wp-image-775" title="Compignano-colline2" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/04/compignano-colline2.jpg?w=500" alt=""   /></a><p class="wp-caption-text">Compignano (© Amerigo Pelosini)</p></div>
<p>Appena qui giunti ci accoglieranno due ville, villa Hernandez e villa Baldini. Quest&#8217;ultima, celebrata a ragione come la regina delle ville massarosesi, nasce, pur non appartenendo storicamente a questa categoria, su una tipologia di edificio abbastanza diffuso in Toscana: cioè quello della villa medicea.</p>
<p>Le ville medicee sono complessi residenziali fatti costruire dalla famiglia Medici nei dintorni di Firenze nel <span style="color:#000000;">XV</span> e XVI secolo che rappresentavano per quella famiglia, oltre un centro residenziale, anche un vero e proprio referente di un sistema territoriale sviluppatosi per rappresentarne gli interessi sociali ed economici, segno visibile e tangibile della loro potenza, nonché luogo funzionale alla sicurezza cittadina. Si distinguono per una armonica distribuzione delle parti in una forma essenziale e solida, caratterizzata dalla compattezza dei volumi e dalla sobrietà delle decorazioni.</p>
<div id="attachment_957" class="wp-caption aligncenter" style="width: 500px"><a href="http://terradiversilia.wordpress.com/2011/04/11/compignano/compignanopano2/" rel="attachment wp-att-957"><img class="size-full wp-image-957" title="CompignanoPano2" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/04/compignanopano2.jpg?w=500" alt=""   /></a><p class="wp-caption-text">Compignano, Villa Baldini (© Kriszta 13, by Panoramio)</p></div>
<p>Villa Baldini per caratteristiche architettoniche sue proprie, e per una stessa disposizione territoriale del piazzale esterno e del giardino, esteso a terrazze, presenta analogie con una delle più celebrate di queste ville, cioè villa Medicea della Pietraia, a parte il torrione intorno al quale si sviluppa quest&#8217;ultima, parte ed eredità di una precedente costruzione.<br />
Già proprietà dei Brunelleschi e successivamente degli Strozzi, poi fatta rimodellare, secondo canoni e gusti propri dell&#8217;epoca, dal granduca Ferdinando I che affidò l&#8217;opera di ristrutturazione, avvenuta dal 1576 al 1589, a Bernardo Buontalenti, architetto e artista versatile, progettatore della villa di Pratolino e della fortezza del Belvedere, in Firenze, nonché del porto di Livorno. Villa Petraia, è stata, durante il periodo di Firenze capitale, residenza reale per essere infine donata nel 1919 allo stato italiano, ed è oggi museo aperto al pubblico.</p>
<p>Anche villa Baldini, volendo continuare in questo raffronto, è ricca di pagine di storia. Costruita secondo diversi autori nel XVI secolo, per altri nel XVII, per volere di una nobile famiglia lucchese, quella dei Neri, finì infine, dopo varie proprietà, in quella di Elisa Bonaparte Baciocchi la più intraprendente fra le sorelle di Napoleone che nel 1805 ottenne il titolo di principessa di Lucca e Piombino, dove governò cercando di portare nel piccolo stato idee e riforme che erano proprie dell&#8217;amministrazione napoleonica.</p>
<div id="attachment_784" class="wp-caption alignleft" style="width: 305px"><a href="http://terradiversilia.wordpress.com/2011/04/11/compignano/compignano-chiesas-frediano2/" rel="attachment wp-att-784"><img class="size-medium wp-image-784" title="Compignano-chiesaS.Frediano2" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/04/compignano-chiesas-frediano2.jpg?w=295&h=300" alt="" width="295" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Compignano, chiesa di San Frediano, facciata e campanile</p></div>
<p>Infine nel 1809, annessa la Toscana alla Francia, fu di questa regione la governante con il titolo di granduchessa, finché a seguito della definitiva caduta dell&#8217;impero napoleonico nel 1815, dei suoi diversi e prestigiosi titoli altro non le rimase che questo di contessa di Compignano.</p>
<p>Elisa Baciocchi divenne proprietaria della tenuta di villa Baldini, allora Mansi, il 16 ottobre del 1812. Ed è in questa dimora che dal 3 marzo al 5 giugno del 1815 venne a trascorrere i “cento giorni” della sua agiata prigionia la sorella Paolina Bonaparte, così diversa da Elisa, ricercata e tormentata protagonista della vita mondana dell&#8217;epoca, famosa per la sua bellezza immortalata in una statua da Canova, che la raffigurò come <em>Venere Vincitrice</em> (1804-1805), statua oggi conservata presso la Galleria Borghese a Roma.<br />
Distante da villa Baldini alcune centinaia di metri villa Hernandez si alza su di un terrapieno sostenuto da un robusto muro di contenimento, in una zona dove viene generalmente indicato il nucleo più antico del borgo di Compignano. Le sue origini sembrano arrivare al XV secolo quando la famiglia lucchese dei Trenta qui decise di costruire una casa di campagna, che unisse le caratteristiche del luogo di soggiorno e svago a quello di una sede amministrativa dei loro fondi e interessi agricoli, sviluppando anche qui quel sistema di insediamento di villa-fattoria che è il più consono a descrivere la natura di tante ville storiche del nostro comune.</p>
<div id="attachment_777" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://terradiversilia.wordpress.com/2011/04/11/compignano/compignano-chiesas-frediano/" rel="attachment wp-att-777"><img class="size-medium wp-image-777" title="Compignano-chiesaS.Frediano" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/04/compignano-chiesas-frediano.jpg?w=300&h=300" alt="" width="300" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Compignano, chiesa di San Frediano</p></div>
<p>Ma lasciati questi nobili edifici ai loro fasti e al loro passato continueremo, sempre percorrendo una strada che attraversa quasi l&#8217;intero crinale di questi colli per alcune centinaia di metri, fino alla piccola chiesa di San Frediano. Menzionata per una prima volta in documenti del XIII secolo, dell&#8217;antico edificio ben poco rimane nell&#8217;attuale costruzione, peraltro difficilmente databile, posta sulla sommità di un dolce poggio e circondata di piante d&#8217;ulivo che qui vengono a riaffermare la laboriosità e la mitezza di queste terre.</p>
<p>Accanto alla chiesa si alza il campanile: una robusta struttura che ricorda nella parte superiore quello di Gualdo, se non fosse per l&#8217;assenza della ringhiera in ferro. Alla base di questo si notano dei conci di calcare locale che erano parte di una torre militare e di altre strutture coeve. Oltre che nell&#8217;innalzamento del campanile furono successivamente usati anche nella costruzione di alcune case sorte nei paraggi, e di una struttura più antica, posta lungo il sentiero che porta alla località Castellaccio.</p>
<p>Poco più in basso della chiesa rimane un piccolo cimitero ora abbandonato: modesto spazio rettangolare chiuso e recintato da un muro di pietre, con una piccola cappella, addossata al centro della parete posteriore, a cui sono compagne alcuni lapidi in marmo bianco, tra le erbe e le incurie del tempo e degli uomini.</p>
<p>Sotto le due ville sorgono alcune abitazioni strette una all&#8217;altra, e disposte in un piccolo borgo. Altre abitazioni di più recente costruzione s&#8217;affacciano nei paraggi della chiesa, dietro una piccola pineta che qui viene a ricordarci uno sbuffo marino. Lungo la strada che abbiamo appena percorso vediamo qualche altra costruzione, e qualche tetto, qua e là spunta tra le chiome degli alberi.</p>
<div id="attachment_780" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://terradiversilia.wordpress.com/2011/04/11/compignano/sentieri-daquiesaacompignano/" rel="attachment wp-att-780"><img class="size-medium wp-image-780" title="Sentieri-daQuiesaaCompignano" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/04/sentieri-daquiesaacompignano.jpg?w=300&h=272" alt="" width="300" height="272" /></a><p class="wp-caption-text">Sentiero da Quiesa a Compignano (© Amerigo Pelosini)</p></div>
<p>Ma all&#8217;ultima rilevazione fatta dal comune di Massarosa leggiamo che Compignano è abitata da quattro maschi e quattro femmine per un totale di otto abitanti. Niente se paragonati ai 112 abitanti qui registrati all&#8217;inizio del XIX secolo. Tornano dunque le stesse considerazioni fatte per Montigiano: di una zona dal forte fascino turistico che però non riesce a conciliare questa sua vocazione al mantenimento di una vitalità demografica e sociale del territorio.</p>
<p>Com&#8217;è naturale per un luogo di tanto fascino e ricchezze ambientali esso si trova al centro di vari sentieri escursionistici che qui convergono dalle località intorno. Uno che sale da Massaciuccoli, attraverso boschi di lecci, carpini e roverelle, s&#8217;inoltra poi per una piccola selva di querce da sughero, per poi continuare, da qui fino a Balbano, per una strada che a tratti presenta un fondo acciottolato, sostenuta da muri di terrazzamento ai cui lati si possono ancora vedere antichi paracarri in pietra.<br />
Acciottolato che per alcuni tratti risale a un periodo romano. Compignano infatti sembra mutuare il proprio nome da Campinius, colono o proprietario romano che aveva possesso del colle. Toponimo dunque di chiara origine romana.</p>
<p><em><strong><em>© </em></strong>Tratto da &#8220;Massarosa terra di Versilia&#8221;, A. Lini-A. Pelosini, Caleidoscopio, Massarosa (LU), 2006. Vietata ogni riproduzione, salvo il diritto di citazione, l&#8217;uso personale previa citazione o diverso accordo con l&#8217;autore. Le fotografie appartengono ai rispettivi autori, dove indicato, nella relativa licenza d&#8217;uso.</em></p>
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		<title>Valpromaro</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Apr 2011 22:21:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>terradiversilia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La via Francigena che da Canterbury conduceva miglia di pellegrini ai luoghi santi della religione cristiana, è un luogo della storia e ugualmente del nostro presente. Viaggio reale verso i simboli della patria celeste: Roma dove si era alzata la chiesa di Pietro e Paolo, Santiago de Compostela dove riposava l&#8217;apostolo Giacomo, e Gerusalemme in [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradiversilia.net&#038;blog=1757624&#038;post=711&#038;subd=terradiversilia&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La via Francigena che da Canterbury conduceva miglia di pellegrini ai luoghi santi della religione cristiana, è un luogo della storia e ugualmente del nostro presente. Viaggio reale verso i simboli della patria celeste: Roma dove si era alzata la chiesa di Pietro e Paolo, Santiago de Compostela dove riposava l&#8217;apostolo Giacomo, e Gerusalemme in Terra Santa.</p>
<p>All&#8217;inizio del secondo millennio il viaggio, che doveva compiersi prevalentemente a piedi attraverso tappe giornaliere di circa 25 chilometri, era diventato – per usare un&#8217;espressione moderna – un fenomeno di massa, tanto che lungo il suo percorso si alzarono chiese, luoghi di accoglienza e di ristoro, ospedali.</p>
<div id="attachment_712" class="wp-caption aligncenter" style="width: 500px"><a href="http://terradiversilia.net/2011/04/09/valpromaro/valpromaro-1/" rel="attachment wp-att-712"><img class="size-full wp-image-712" title="Valpromaro-1" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/04/valpromaro-1.jpg?w=500" alt=""   /></a><p class="wp-caption-text">Valpromaro</p></div>
<p>Chiese furono attrezzate per poter alleviare e facilitare il cammino dei pellegrini; ospizi, monasteri e altri centri religiosi, posti nelle vicinanze del percorso, crearono una rete di varianti e diversificazioni che per ragioni territoriali, o puramente economiche, deviavano dalla via principale ritornando poi a essa in particolari punti strategici.</p>
<p>Pellegrini, cavalieri, mercanti e vagabondi, prelati, studiosi e principi con il solo bagaglio di una bisaccia si incamminavano per strade sconosciute, con la paura di perdersi o di essere aggrediti, alla ricerca della perduta patria celeste. Distinti per destinazione – la conchiglia che indicava Santiago de Compostela, la chiave per San Pietro a Roma e la croce per Gerusalemme – i pellegrini viaggiavano quasi sempre in gruppo, cercando così di allontanare gli immaginabili e temuti pericoli. A fianco di questo pellegrini a volte si muovono eserciti, merci, ambasciatori e potenti.</p>
<div id="attachment_713" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://terradiversilia.net/2011/04/09/valpromaro/valpromaro5/" rel="attachment wp-att-713"><img class="size-medium wp-image-713 " title="Valpromaro5" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/04/valpromaro5.jpg?w=300&h=300" alt="" width="300" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Valpromaro, la chiesa di San Martino (© Amerigo Pelosini)</p></div>
<p>Nei secoli successivi, declinata l&#8217;esigenza della fede, la via Francigena si conferma quale primaria struttura viaria, organizzata e affidabile, collegamento principale di scambi commerciali e culturali, sì da essere oggi considerata e dichiarata itinerario culturale europeo, simbolo di una comune cultura continentale che già attraversava e univa stati e tradizioni distanti e diversi.</p>
<p>L&#8217;itinerario sul quale si svolgeva questa via è stato descritto nell&#8217;anno 994 dall&#8217;arcivescovo di Canterbury, Sigerico, che di ritorno da Roma alla propria diocesi, annotò su di un diario tutte le tappe del suo cammino. Il percorso Italiano iniziava con il passo del San Bernardo, poi Aosta, Vercelli, Pavia, per citare alcune tra le più conosciute tappe. E ancora Piacenza, Parma, Pontremoli, Aulla, Luni da dove si indirizzava fino a Lucca per proseguire, poi per altre e diverse tappe, fino a Roma.</p>
<p>Nel comune di Massarosa essa entrava dal comune di Camaiore, attraverso il passo del monte Magno, scendeva in val Freddana prendendo verso Valpromaro. Da questa località si possono ricostruire due percorsi, che ugualmente poi conducono a Lucca, forse utilizzati alternativamente in secoli diversi.</p>
<div id="attachment_752" class="wp-caption alignright" style="width: 264px"><a href="http://terradiversilia.net/2011/04/09/valpromaro/valpromaro-san-michele/" rel="attachment wp-att-752"><img class="size-full wp-image-752" title="Valpromaro-San michele" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/04/valpromaro-san-michele.jpg?w=500" alt=""   /></a><p class="wp-caption-text">Chiesa di San Michele al Contessora</p></div>
<p>Il primo, superato il passo delle Gavine, discendeva per la valle della Contèssora, giungendo quindi alla suggestiva medioevale chiesa di S. Michele,  anticamente affiancata da un ospitale che si trovava sull’altro lato della strada, fondati entrambi nel 1175 grazie all’opera di due fratelli, come è ancora scritto nella facciata sulla lastra originaria che suggellò l’evento.<br />
Continuando poi il percorso si arrivava nel territorio di San Macario in Piano, dov&#8217;era l&#8217;ospedale di San Jacopo delle Beltraie, per poi giungere all&#8217;attuale Ponte San Pietro.<br />
Qui il pellegrino attraversava in barca il fiume Serchio, come indica il toponimo Nave, località situata vicino alla sponda del fiume, indirizzandosi quindi verso Lucca.</p>
<p>Il secondo di questi percorsi, considerato una variante del primo, fungeva anche da collegamento tra la via Francigena e l&#8217;antica via Aemilia Scauri. Superato il monte Magno piegava verso Pieve a Elici, quindi Massarosa e Massaciuccoli per raggiungere poi, una volta attraversate le colline del monte Quiesa e il castello di Nozzano, l&#8217;attuale Ponte San Pietro, ormai in prossimità della città di Lucca.</p>
<p>Del resto, come detto, era consuetudine che da un primo antico  itinerario si formassero poi diverse e varie diramazioni, spesso per ragioni sociali o economiche, altre volte perché una qualche parte di territorio era esposta a qualche pericolo: un conflitto locale, la presenza di un esercito, l&#8217;esplodere di una malattia.</p>
<p>Valpromaro dunque, estremo lembo a nord-est del comune, posata in un paesaggio distante dalle coste e colline versiliese che appartiene, per storia e conformazione, alla valle della Freddana che si stende tra i comuni di Camaiore e Lucca.</p>
<p>Una striscia di case sorte lungo una valle stretta tra due colline e disposte lungo i bordi del torrente Freddana, attraversata dalla strada provinciale che da Camaiore conduce a Lucca, in tempi recenti sostituita da una più larga e agevole sede stradale che scorre di fianco al paese e parallela alla prima. Da questo primo originario nucleo, quasi esclusivamente nella direzione della piana lucchese, si è poi sviluppato il paese, da antico borgo agricolo a centro residenziale.</p>
<div id="attachment_714" class="wp-caption alignleft" style="width: 301px"><a href="http://terradiversilia.net/2011/04/09/valpromaro/valpromaro-chiesa2/" rel="attachment wp-att-714"><img class="size-medium wp-image-714" title="Valpromaro-chiesa2" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/04/valpromaro-chiesa2.jpg?w=291&h=300" alt="" width="291" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Valpromaro, il campanile e la chiesa (© Guardia di Porta, by Panoramio)</p></div>
<p>Sui due cartelli di ingresso leggiamo che Valpromaro è frazione posta nel comune di Camaiore, vero, tranne per una punta di terreno che scende da una delle due colline che la cingono e che assegna un gruppo di case, e i suoi abitanti, circa 20 anime, al comune di Massarosa.</p>
<p>Il nome le deriva da <em>Vallis primaria</em>, la prima valle incontrata andando verso Lucca. In epoca feudale il territorio faceva parte dei beni dei nobili di Montemagno, con l&#8217;eccezione di una zona, detta dei Canonici, e sottoposta al capitolo della cattedrale di San Martino di Lucca. Zona che potrebbe coincidere, ma queste mie sono pure supposizioni, con quella attualmente amministrata dal comune di Massarosa.</p>
<p>Le prime notizie della chiesa di San Martino, si hanno nel XII secolo, unite a quelle di un ospedale qui sorto per il ricovero di poveri e pellegrini, struttura spesso presente, nel medievo, lungo le grandi vie di comunicazione, strada questa nostra che ospitò pure il passaggio del <em>Volto Santo</em>, lo stupendo crocifisso ligneo ora esposto nella cattedrale di San Martino in Lucca, nella cappella costruita da Matteo Civitali nel 1484.</p>
<p>Narra la leggenda che esso fu scolpito da Nicodemo, uomo menzionato nel vangelo di Giovanni, in tutta la sua figura tranne che nel volto, che trovò miracolosamente portato a termine per mano di un angelo, una mattina svegliatosi dal sonno.</p>
<p>In punto di morte Nicodemo affidò la preziosa scultura a Isacaar il quale la nascose in una grotta vicina alla città di Ramia, in Palestina, dove rimase, segretamente venerata, per circa settecento anni, fino a quando, nell´viii secolo, un angelo apparve in sogno al vescovo Gualfredo, in pellegrinaggio in Terra Santa col suo séguito, svelandogliene la presenza. Interpretato il sogno come un chiaro invito a provvedere alla sua sistemazione, fu trasportata alla vicina città di Joppe, l&#8217;odierna Giaffa, sistemata all&#8217;interno di una barca e adornata di ceri e lampade, affidando il suo viaggio alla divina provvidenza che la guidasse a una terra illuminata dalla fede.</p>
<div id="attachment_715" class="wp-caption aligncenter" style="width: 500px"><a href="http://terradiversilia.net/2011/04/09/valpromaro/valpromaro-torrente-freddana/" rel="attachment wp-att-715"><img class="size-full wp-image-715" title="Valpromaro, torrente Freddana" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/04/valpromaro-torrente-freddana.jpg?w=500" alt=""   /></a><p class="wp-caption-text">Valpromaro, torrente Freddana (© Amerigo Pelosini)</p></div>
<p>Giunta a Luni su una misteriosa nave senza vele e presenze umane, fu su quella spiaggia sbarcata e presa in consegna dal vescovo di Lucca, Giovanni I, di quello sbarco avvisato nella notte da un angelo, apparsogli in sogno ad annunciargli il prossimo approdo della sacra reliquia. Infine da questa spiaggia, sopra un carro trainato da due vitelli non ancora aggiogati – e lasciati liberi di andare per risolvere, in questa loro scelta di una direzione, la disputa tra lucchesi e lunensi su quale delle due città avesse il diritto di custodire il simulacro – fu trasportata a Lucca.</p>
<p>E possiamo immaginarci il viaggio, con il carro che avanza, posato sulla fede e sulla passione degli uomini, accompagnato dal clero benedicente, tra lo stupore e la reverenza della folla, così come lo racconta il pittore Amico Aspertini (Bologna, 1474-1552) in una famosa pala, <em>Il trasporto del Volto Santo</em>, che si trova in San Frediano, a Lucca,  la più antica delle chiese lucchesi. Oltre questo suo passato Valpromaro si stende oggi ai lati della strada per Lucca, ancora nell&#8217;abito dell&#8217;antico borgo. Raccolto intorno alla chiesa di San Martino è circondato dal respiro dei verdi boschi, lungo i quali ancora par di udire quello dei pellegrini, affannati lungo gli sterrati sentieri in cerca del ristoro per la propria anima, così come li chiamava e voleva la loro fede.</p>
<p><em><em><em>© </em>Tratto da “Massarosa terra di Versilia”, A. Lini-A. Pelosini, Caleidoscopio, Massarosa (LU), 2006. Vietata ogni riproduzione, salvo il diritto di citazione, l’uso personale previa citazione o diverso accordo con l’autore. Le fotografie appartengono ai rispettivi autori, dove indicato, nella relativa licenza d’uso.</em></em><strong><em><br />
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		<title>I sentieri</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Apr 2011 20:10:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>terradiversilia</dc:creator>
				<category><![CDATA[I sentieri]]></category>
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		<category><![CDATA[Antichi percorsi]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>In un territorio così prolifico di bellezze storiche e ambientali, e ugualmente ancora così vicino alle proprie origini rurali, esistono infiniti sentieri, retaggio di un tempo passato quando rappresentavano normali vie di comunicazione, che attraversano e collegano pianura e colline, disegnando un percorso, fisico e mentale, dove la storia, la società dell&#8217;uomo e la natura ancora vivono in armonia, e donano al passante l&#8217;intrisa bellezza del tempo.</p>
<p>Un reticolo che collega pievi, come quelle di San Pantaleone o di San Michele Arcangelo ad antichi borghi e medievali torri; antiche vestigia, come la villa romana di Massaciuccoli, a storici palazzi circondati dal verde dei boschi.</p>
<div id="attachment_682" class="wp-caption aligncenter" style="width: 500px"><a href="http://terradiversilia.net/2011/04/06/i-sentieri/sentieriarginicanali/" rel="attachment wp-att-682"><img class="size-full wp-image-682" title="SentieriArginiCanali" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/04/sentieriarginicanali.jpg?w=500" alt=""   /></a><p class="wp-caption-text">Un sentiero di bonifica, lungo l&#039;argine di un canale (© Amerigo Pelosini)</p></div>
<p>Tra i molteplici percorsi che ognuno può scegliere ci sono tredici itinerari escursionistici, individuati e proposti dall&#8217;assessorato al turismo del comune di Massarosa, la cui mappa è disponibile presso gli stessi uffici comunali, debitamente disegnati per unire il piacere di una passeggiata, non solo a piedi ma a seconda dei casi anche in bicicletta o a cavallo, alla scoperta naturalistica e archeologica del territorio.</p>
<p>Tra questi ci piace segnalare il sentiero del Cavaliere d&#8217;Italia che partendo da Massarosa s&#8217;allunga nel cuore della bonifica, una zona agricola posta nei confini del parco Migliarino San Rossore Massaciuccoli, e attraverso bianche strade e suggestive zone di campagna, intercalate di vivai e appezzamenti di terreno coltivati a piante da frutto, ci conduce a un fitto reticolato di canali e fossati il cui insieme anticamente faceva parte delle <em>Fossae Papirianae</em>,<span style="font-family:Times, serif;"> un’importante opera di bonifica </span>realizzata dai romani per rendere abitabile e coltivabile l&#8217;intera zona litoranea tra Pisa e Pietrasanta.</p>
<div id="attachment_685" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://terradiversilia.net/2011/04/06/i-sentieri/sentierirustico-glicine/" rel="attachment wp-att-685"><img class="size-medium wp-image-685" title="SentieriRustico-glicine" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/04/sentierirustico-glicine.jpg?w=300&h=272" alt="" width="300" height="272" /></a><p class="wp-caption-text">Un rustico con glicine (© Amerigo Pelosini)</p></div>
<p>Siamo ora all&#8217;interno di un&#8217;oasi naturale abitata da un&#8217;ampia varietà di specie d&#8217;uccelli – circa 200 ne sono state osservate, in studi e ricerche compiute da ornitologi e naturalisti all&#8217;interno della zona del lago di Massaciuccoli – tra le quali quella del cavaliere d&#8217;Italia che in piccoli gruppi vive, con il suo passo leggero e meditabondo, che le zampe lunghe fanno sembrare un poco barcollante.</p>
<p>Per chi invece preferisce un itinerario collinare c&#8217;è Via delle Ginestre: percorso che quasi ininterrottamente si apre al panorama della costa versiliese, tra oliveti terrazzati e boschi di carpino nero e roverella, incontrando sparse mimose con il loro profumo nell&#8217;aria se siamo in primavera.</p>
<p>Da Piano di Conca a Mommio Castello, e poi ancora a Casesi, Bargecchia, con il sentiero che a volte sosta davanti alle ‘marginette’, edicole in muratura o in pietra che contengono statuette o bassorilievi in marmo rappresentanti soggetti sacri, espressione della religiosità popolare. Per volgere infine verso monte Pitoro attraverso una sterrata strada ora tra boschi di pino e castagno, misti a cornioli, ornelli, macchie di corbezzoli e di mirto, e rigogliose ginestre che in estate rivestono di giallo i fianchi delle colline.</p>
<div id="attachment_684" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://terradiversilia.net/2011/04/06/i-sentieri/sentieripermontigiano/" rel="attachment wp-att-684"><img class="size-medium wp-image-684" title="SentieriperMontigiano" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/04/sentieripermontigiano.jpg?w=300&h=300" alt="" width="300" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Verso Montigiano (© Amerigo Pelosini)</p></div>
<p>Fino ai sentieri che attraversano le zone più alte delle nostre colline. Come il sentiero del Castagno al Ghilardona che cammina intorno al monte Ghilardona, il più alto rilievo del comune di Massarosa, attraversando il piccolo borgo medievale di Gualdo, con le sue case in pietra che si affacciano ai lati delle strette vie, tra le quali s&#8217;aprono ordinati giardini.</p>
<p>Con boschi di lecci, pini marittimi, abeti, castagni secolari e radi agrifogli che circondano il paese, attraversati da tracciati forestali e strade vicinali avvolte nel fresco respiro della vegetazione. Fino a Montigiano con la sua chiesa disposta come una prora volta al cielo, e le chiome degli ulivi che salgono da Luciano, dalla Pieve a Elici, in onde d&#8217;argento che sembrano infrangersi contro i bordi del sagrato.</p>
<p>A questo indirizzo si potrà comunque trovare notizie più dettagliate e mappe sui sentieri e percorsi più conosciuti: <a href="http://www.comune.massarosa.lu.it/sentieri/index.htm" target="_blank">Guida ai sentieri del Comune di Massarosa</a></p>
<p><em><strong><em>© </em></strong>Tratto da &#8220;Massarosa terra di Versilia&#8221;, A. Lini-A. Pelosini, Caleidoscopio, Massarosa (LU), 2006. Vietata ogni riproduzione, salvo il diritto di citazione, l&#8217;uso personale previa citazione o diverso accordo con l&#8217;autore. Le fotografie appartengono ai rispettivi autori, dove indicato, nella relativa licenza d&#8217;uso.</em></p>
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		<title>Massarosa</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Apr 2011 10:09:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>terradiversilia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una visita a Massarosa non può che partire dal suo municipio, «il palazzo del Comune, signorile ma non austero» come lo definisce in una felice immagine Guglielmo Lera nel suo Massagrausi, storia di Massarosa. Distinto ma cordiale palazzo appunto, che si pone proprio alla congiunzione tra la Sarzanese-Valdera e via Cenami, le due direttrici principali all&#8217;interno del capoluogo, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradiversilia.net&#038;blog=1757624&#038;post=611&#038;subd=terradiversilia&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una visita a Massarosa non può che partire dal suo municipio, «<em>il palazzo del Comune, signorile ma non austero</em>» come lo definisce in una felice immagine Guglielmo Lera nel suo <em>Massagrausi, storia di Massarosa. </em>Distinto ma cordiale palazzo appunto, che si pone proprio alla congiunzione tra la Sarzanese-Valdera e via Cenami, le due direttrici principali all&#8217;interno del capoluogo, intorno alle quali si espande il centro cittadino, punteggiato di negozi e palazzi che continuano fino ai primi pendii delle colline, dove la case cominciano a diradarsi, si raggruppano in piccole entità, per lasciare poi il posto alle chiome grigioverdi degli olivi e ai verdi dei prati: cromia scomposta dalle strade che salgono in dolci tornanti alle località e ai borghi intorno.</p>
<div id="attachment_1313" class="wp-caption aligncenter" style="width: 500px"><img class="size-full wp-image-1313" title="Massarosa-palazzo2" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/04/massarosa-palazzo2.jpg?w=500" alt=""   /><p class="wp-caption-text">Massarosa, palazzo comunale, © Amerigo Pelosini</p></div>
<p>Sull&#8217;altro lato, di fronte alle colline, si stende la bonifica, dove sull&#8217;antico terreno acquitrinoso cresce ora la parte più recente di Massarosa, e dove hanno posto le moderne strutture sportive. Finché le abitazioni cedono agli insediamenti agricoli, fatti di terreni umidi e fertili, dove trovano posto i vivai e gli appezzamenti di terreno usati per le coltivazioni di ortaggi e di alberi da frutta. Sull&#8217;altro asse, quello nordovest-sudest, la cittadina si allunga intorno alla via Sarzanese, disposta ai suoi lati presidiati da case e villette circondate da un giardino, e dipinte in tonalità quasi sempre sobrie, mai sgargianti o vistose, in un giusto equilibrio tra l&#8217;essere e l&#8217;apparire: filosofia della quale la vicina Lucca è, tra le città toscane, il miglior esempio, e Massarosa, qui in Versilia, la fedele trascrittrice.</p>
<div id="attachment_232" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://terradiversilia.net/il-comune-di-massarosa/massarosa_santi_jacopo_e_andrea/" rel="attachment wp-att-232"><img class="size-medium wp-image-232" title="Massarosa_Santi_Jacopo_e_Andrea" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/03/massarosa_santi_jacopo_e_andrea.jpg?w=300&h=248" alt="" width="300" height="248" /></a><p class="wp-caption-text">Massarosa, chiesa SS. Jacopo e Andrea</p></div>
<p>Ma tornando ora a passeggiare per il centro storico della cittadina e procedendo verso l&#8217;altra estremità di via Cenami, contrapposta a questa che ospita il palazzo comunale, troviamo dopo breve passo la chiesa dei SS. Jacopo e Andrea. In un documento del 1077 si parla di una chiesa dedicata a San Andrea mentre successivamente, nel 1183, viene menzionata una chiesa di San Jacopo che poi torna in un estimo del 1260, meglio conosciuto come <em>Rationes Decimarum, </em>documento compilato per la riscossione di una tassa papale, destinata al finanziamento di una crociata, che ci offre e disegna una mappa precisa degli enti religiosi che all&#8217;epoca componevano la diocesi di Lucca.</p>
<p>Successivamente al titolo di San Jacopo si affiancò quello più antico di San Andrea, andando entrambi a designare l&#8217;attuale edificio la cui conformazione, a navata unica con abside e transetto, è peraltro frutto di numerose ristrutturazioni che ben poco hanno mantenuto di quella originaria. Ampliata nel 1820, e ridisposta a forma di croce latina nel 1895, ebbe all&#8217;inizio del XX secolo un ulteriore restauro, prologo della riconsacrazione avvenuta nel 1920.</p>
<p>Anche gli arredi e le strutture interne ne hanno seguito i mutamenti. In particolare gli altari furono smantellati e sostituiti con gli attuali, preziosi esemplari seicenteschi in marmo provenienti dalla chiesa di San Agostino, in Lucca, dove erano stati smantellati in seguito a lavori di restauro ultimati nel 1853. Tra gli altri arredi spiccano una bella pala del Cinquecento, raffigurante una <em>Madonna col Bambino</em>, attribuita a Simone Carretta, pittore modenese che risiedé per alcuni anni a Camaiore e attivo nella seconda metà del XVI secolo, e un tabernacolo a parete di bella fattura attribuibile alla scuola, o ai modelli, di Matteo Civitali (Lucca 1436-1502). Di lato alla chiesa si alza il bel monumento ai caduti della prima guerra mondiale, opera di Alfredo Angeloni (Lucca 1883- Viareggio 1953), autore di opere funerarie e di alcuni monumenti ai caduti della prima guerra mondiale; tra i quali, il più celebrato, è quello di Lucca presso Porta San Pietro, inaugurato nel 1930.</p>
<div id="attachment_1308" class="wp-caption aligncenter" style="width: 500px"><img class="size-full wp-image-1308 " title="Massarosa-monumento3" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/04/massarosa-monumento3.jpg?w=500" alt=""   /><p class="wp-caption-text">Massarosa, monumento ai caduti della grande guerra, &quot;La battaglia di Legnano&quot; (part.)</p></div>
<p>Il nome di Massarosa deriva da Massa Grausa, toponimo formatosi nel periodo longobardo quando compare la voce <em>massa</em> che nel tardo latino identificava una tenuta, o un possesso fondiario di grandi dimensioni, attribuito, nel nostro particolare caso, a un tal Grauso. Il territorio fu feudo dei canonici di San Martino di Lucca dall&#8217;anno 933 fino al 1799, quando l’arrivo dell&#8217;esercito francese segnò la fine dell&#8217;autonomia della Repubblica di Lucca, e con essa di tutti i suoi possedimenti, tra i quali anche Massarosa.</p>
<p>«<em>La borgata di Massarosa trovasi sparsa una porzione lungo la strada Regia di Genova, mentre il restante della popolazione internasi a destra della strada medesima fra le coltivazioni di oliveti, o alla sua sinistra in mezzo a campi palustri, seminati di mais, di panico, di piante filamentose tramezzo a paglieti e giunchi che contornano e coprono i frequenti fossi e acquitrini lungo la stessa via regia fino oltre Montramito</em>» Così la descrive Emanuele Repetti nel suo<em>Dizionario Geografico Fisico della Toscana</em>, preziosa guida alla storia e ai luoghi della nostra regione, e stampato a Firenze in successivi sei volumi tra il 1833 e il 1845.</p>
<div id="attachment_1304" class="wp-caption alignright" style="width: 290px"><img class="size-full wp-image-1304" title="Massarosa-campanile" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/04/massarosa-campanile.jpg?w=500" alt=""   /><p class="wp-caption-text">Massarosa, il campanile della chiesa</p></div>
<p>Più o meno in quegli anni, esattamente nel 1846 viene ad abitare nella “borgata di Massarosa“ Vittoria Manzoni, figlia di Alessandro Manzoni e qui giunta all&#8217;indomani del matrimonio, avvenuto a Nervi il 27 settembre di quello stesso anno, con Giovan Battista Giorgini, letterato e professore presso l&#8217;università di Pisa e quella di Siena, uomo politico appartenente alla destra liberale, che fu in rapporti con i principali protagonisti della società del suo tempo, documentati da un&#8217;ampia raccolta epistolare. Nel 1848 Vittoria seguì il marito a Pisa, dove il Giorgini appunto  insegnava all&#8217;università pisana, vivendo tra Pisa e Massarosa il turbolento biennio 1948-49.</p>
<p>Era Giovan Battista, detto Bista, ultimo discendente di una patrizia famiglia lucchese il cui nonno Niccolao ricoprì tutte le più importanti cariche di governo a Lucca nella prima metà del secolo XIX, e il padre Gaetano fu ministro degli esteri al parlamento toscano nel breve governo Capponi dell&#8217;agosto 1848. Palazzo Giorgini era dunque in quegli anni un cenacolo di uomini e idee politiche, a volte allietato dalla presenza di illustri personaggi tra i quali il filosofo Antonio Rosmini, il poeta Giuseppe Giusti, Massimo D&#8217;Azeglio e lo stesso Alessandro Manzoni, come ricorda una targa in marmo posta sulla facciata del palazzo.</p>
<p>Oltre a questi più famosi personaggi qui visse, ospite della sorella Vittoria e del cognato Giovanni Battista Giorgini, alcuni periodi della propria vita anche la più piccola tra i nove figli di Alessandro Manzoni, Matilde, l&#8217;autrice di quel <em>Journal </em>scritto nel 1851 quando Matilde, che aveva lasciato Milano a causa della propria salute che mal sopportava il rigido clima milanese, viveva ormai da anni in Toscana. Libro diventato nel tempo quasi sinonimo di scrittura diaristica femminile nonché testimonianza dei suoi problematici e difficili rapporti familiari.</p>
<p>La madre, Enrichetta Blondel, scomparsa nel 1833, non era allora niente più che un ricordo; il padre, distante e irraggiungibile, «un’effige da considerare con mai rassegnato e mai soddisfatto desiderio di intimità famigliare». Riproposto nel 1992 dall&#8217;Adelphi, in una edizione curata da Cesare Garboli, che ne sottolineava il carattere di specchio fedele del «piccolo splendore provinciale della società pisana tra nobiltà e borghesia negli anni delle guerre d’indipendenza», il libro è diventato nel 2002 anche storia cinematografica, firmata da Lino Capolicchio che con <em>Diario di Matilde Manzoni</em> ha voluto riproporre la tormentata e incompresa sua breve vita, alla ricerca di un affetto e una presenza paterna che sempre le mancò. Matilde Manzoni, da tempo sofferente di una sempre più grave forma di tubercolosi, morì a Siena nel marzo del 1856</p>
<div id="attachment_1319" class="wp-caption aligncenter" style="width: 500px"><img class="size-full wp-image-1319 " title="Massarosa-Bonifica" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/04/massarosa-bonifica.jpg?w=500" alt=""   /><p class="wp-caption-text">Le bianche strade della bonifica massarosese (© Amerigo Pelosini)</p></div>
<p>Vittoria Giorgini Manzoni morì il 15 gennaio 1892 in questo stesso palazzo di Massarosa che insieme alla forte donna Vittoria vide tramontare il periodo più alto della propria storia. Poi, nel trascorrere del tempo, diviso dalle sue dependance e di parte del parco, fino all&#8217;attuale assetto dove l&#8217;edificio si è aperto alla vita e agli usuali giornalieri traffici.<br />
Oltre palazzo Giorgini, e il suo illustre passato, altre storiche dimore si alzano all&#8217;interno dei confini cittadini. Villa Angeli che ospitò le prime riunioni dei rappresentanti delle popolazioni delle diverse frazioni che condussero poi alla richiesta di separazione dal comune di Viareggio, poi sancita nel maggio del 1870 nella nascita del Comune, che ebbe in Gio. Battista Ghivizzani di Lucca, come ci ricorda Laura Martini nel suo <em>La nascita del Comune di Massarosa</em> (Bandecchi &amp; Vivaldi, Pontedera (PI), 2006) il suo primo sindaco. Villa Provenzali dove dimorò il marchese Pompeo Provenzali, diplomatico lucchese esponente di un indirizzo politico diverso da quello espresso dal coevo e liberale cenacolo di palazzo Giorgini, ma munifico benefattore di tante attività e istituzioni massarosesi.</p>
<p>Massarosa, e il suo comune, è questa grazia che non urla né dice le sue bellezze, che quasi a volte ci si domanda se sa di conoscerle. Laboriosa e discreta sembra pensare ad altro. O forse è la sua storia, così antica, e la quiete che ancora abita questi posti, a darle il giusto passo tra le cose e i giorni del mondo.</p>
<p><em><em><em>© </em>Tratto da &#8220;Massarosa terra di Versilia&#8221;, A. Lini-A. Pelosini, Caleidoscopio, Massarosa (LU), 2006. Vietata ogni riproduzione, salvo il diritto di citazione, l&#8217;uso personale previa citazione o diverso accordo con l&#8217;autore. Le fotografie appartengono ai rispettivi autori, dove indicato, nella relativa licenza d&#8217;uso.</em></em><strong><em><br />
</em></strong></p>
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		<title>Pieve a Elici</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Apr 2011 07:38:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>terradiversilia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le Colline]]></category>
		<category><![CDATA[Località]]></category>
		<category><![CDATA[Pieve a Elici]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa romanica]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa San Pantaleone]]></category>
		<category><![CDATA[Pala dei Riccomanni]]></category>

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		<description><![CDATA[Lasciata Valpromaro riprendiamo la strada verso monte Pitoro dove giungiamo in pochi chilometri, e qui, superato il cocuzzolo, cominciamo a scendere verso il cuore della Versilia, con il suo mare, blu lontano che a tratti appare, per poi scomparire ancora nel verde dei prati, tra un tornante e l&#8217;altro. Ma dopo poco cammino, alla nostra [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradiversilia.net&#038;blog=1757624&#038;post=594&#038;subd=terradiversilia&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lasciata Valpromaro riprendiamo la strada verso monte Pitoro dove giungiamo in pochi chilometri, e qui, superato il cocuzzolo, cominciamo a scendere verso il cuore della Versilia, con il suo mare, blu lontano che a tratti appare, per poi scomparire ancora nel verde dei prati, tra un tornante e l&#8217;altro.</p>
<div id="attachment_1032" class="wp-caption alignleft" style="width: 300px"><img class="size-full wp-image-1032  " title="Pieve-Elice-campanile6-1" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/04/pieve-elice-campanile6-1.jpg?w=500" alt=""   /><p class="wp-caption-text">Pieve di San Pantaleone (© Amerigo Pelosini)</p></div>
<p>Ma dopo poco cammino, alla nostra destra, come sorta da un miracolo o da un sogno, si alza la pieve di San Pantaleone, la più famosa tra quelle del nostro comune e celebrata tra le pievi romaniche toscane.<br />
Ci si trova quasi imbarazzati a descriverla, tante le pagine a essa dedicate. A lei, tra gli altri, è stato dedicato un pregiato volume, <em>La Chiesa Romanica di Pieve a Elici,</em> di Aquilio Lugnani, a cui rimando per una descrizione completa ed esauriente.</p>
<p lang="it-IT">Il nome di Pieve a Elici è comunemente accettato come di origine latina, derivato da un bosco di lecci (<em>ilex, icis</em>) che circondavano quella prima edificazione. Di quell&#8217;antico bosco si alzano ora, a rinverdirne il ricordo, cinque esemplari di piante cresciuti proprio davanti all&#8217;ingresso principale della chiesa, ma non per discendenza diretta, quanto per una parentela biologica, diciamo, che a piantarli fu don Attilio Raffaelli pievano a Elici dal 1919 al 1963.</p>
<p lang="it-IT">Una prima menzione di una chiesa “<em>in loco Ilice”</em> risale all&#8217;anno 892, e si riferisce a una chiesa chiamata di Sant&#8217; Ambrogio che poi nel 984 aggiunge la titolazione di San Giovanni, fatto comune all&#8217;epoca per una pieve battesimale.<br />
È nel 1148 che troviamo per la prima volta il nome di San Pantaleone associato alla chiesa di Pieve a Elici, ma il suo rapporto con la chiesa precedentemente nominata rimane, al momento, imprecisabile. Se cioè si tratti di un cambio di nominazione di uno stesso edificio, oppure di una nuova costruzione, più o meno sviluppata su parti, o resti, di quella precedente.</p>
<p>Comunque l&#8217;attuale assetto della pieve si configura su questo edificio del XII secolo, a cui è tornata dopo i lavori di restauro, esterni e interni, eseguiti tra il 1906 e il 1912 e, successivamente e con interventi più leggeri dei precedenti, dal 1956 al 1963. Interventi che hanno eliminato, per quanto possibile, modifiche realizzate in gran parte nel 1725, e ricordate in una lapide qui posta, a celebrazione delle stesse, dal pievano Girolamo Minutoli, ideatore ed esecutore dell&#8217;improvvisato restauro, mosso a questo, immaginiamo, dall&#8217;intento di abbellire la casa del Signore in epoca, quella tardo barocca, che mal digeriva l&#8217;essenzialità e spiritualità romanica.</p>
<div id="attachment_277" class="wp-caption aligncenter" style="width: 500px"><img class="size-full wp-image-277   " title="PieveElicichiesa3" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/03/pieveelicichiesa3.jpg?w=500" alt="La chiesa e la canonica, vista sull'abside"   /><p class="wp-caption-text">La chiesa e la canonica di S. Pantaleone. (© Kriszta13, by Panoramio)</p></div>
<p>La chiesa, a una prima impressione dall&#8217;esterno, si distingue per le armoniose proporzioni dei suoi elementi, caratteristica questa comune alle pievi romaniche, non penalizzati in questo caso dalla presenza intorno di altri edifici, a eccezione della canonica, peraltro defilata sullo sfondo, che avrebbero rotto l&#8217;equilibrio spaziale delle forme: la tensione verticale data dallo slancio verso l&#8217;alto del campanile bilanciata e trattenuta dalla massa grigio-chiaro della sagoma in pietre che si posa sul verde prato.</p>
<p lang="it-IT">La facciata, rivolta verso il mare disteso in lontananza ai suoi piedi, si raccoglie intorno alla porta centrale, unico vano d&#8217;ingresso, sormontata da una lunetta e una elegante bifora riaperta durante il restauro del 1906. Il tessuto delle mura è un racconto dell&#8217;evoluzione storica e architettonica dell&#8217;edificio, narrato attraverso le diverse pose delle pietre che testimoniano epoche diverse, senza però corrompere l&#8217;equilibrio e l&#8217;armonia dell&#8217;insieme, ancora più facilmente percepibile per l&#8217;assenza di elementi decorativi che contraddistingue le pareti esterne.</p>
<div id="attachment_289" class="wp-caption aligncenter" style="width: 500px"><img class="size-full wp-image-289 " title="Pieve_a_elici,_interno66" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/03/pieve_a_elici_interno66.jpg?w=500" alt=""   /><p class="wp-caption-text">Chiesa di S. Pantaleone, interno</p></div>
<p>L&#8217;interno, luminosa penombra, è diviso in tre navate scandite dai pilastri e dai quattro archi che a quelli si appoggiano, e custodisce pregevoli opere d&#8217;arte. Sullo sfondo, avvolta dalla conca dell&#8217;abside, una pala d&#8217;altare in marmo del 1470, attribuita a Leonardo e Francesco Riccomanni di Pietrasanta, sviluppata, in senso verticale, in tre parti. Domina quella centrale un altorilievo: <em>Madonna in Trono con Bambino e due angeli,</em> affiancata, nelle due edicole laterali, da S<em>an Giovanni Battista</em> e, all&#8217;altro lato, S<em>an Pantaleone</em>, patrono della chiesa.</p>
<p>Nello scomparto superiore, nella cuspide centrale, abbiamo un altro altorilievo: una <em>Crocifissione tra due profeti</em>, alle cui estremità, posate sui pilastri laterali, appaiono due statuette a tutto tondo: l&#8217;<em>Arcangelo Gabriele</em> e la <em>Vergine Annunciata</em>.</p>
<div id="attachment_283" class="wp-caption alignleft" style="width: 220px"><img class="size-medium wp-image-283 " title="Pala-dei-Riccomanni" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/03/pala-dei-riccomanni.jpg?w=210&h=300" alt="" width="210" height="300" /><p class="wp-caption-text">Chiesa di S. Pantaleone, la pala dei Riccomanni</p></div>
<p>Ma questi ultimi elementi, raccolti nello scomparto superiore, sembrano vivere in uno spirito in parte diverso da quello che ha generato la sezione sottostante: c&#8217;è in essi una quieta gravità, un senso dello spazio che a mio avviso non è riscontrabile nella figura della Madonna e nel san Giovanni Battista: più sinuose e scarne nelle fugaci linee che accennano a un&#8217;atmosfera gotica.<br />
Mentre poi la figura di san Pantaleone, già costruito in una posa fatta di carne, torna a una plasticità più solida, ricollegabile alla mano e allo spirito che ha scandito la <em>Crocifissione</em> nello scomparto superiore.<br />
Nella sezione inferiore infine, in una predella posta centralmente sotto la Vergine, la scena di una <em>Resurrezione,</em> bassorilievo le cui figure appena sbocciano dal fondo di marmo.</p>
<p lang="it-IT">Sulla volta dell&#8217;abside un affresco, rinvenuto durante il restauro del 1912 e ora liberato dagli intonaci che lo ricoprivano, che purtroppo hanno irrimediabilmente mutilato alcune sue parti.</p>
<p lang="it-IT">Raffigura una <em>Annunciazione</em>: la Madonna, adornata di un verde manto sopra la rossa veste, seduta e pensosa di fronte a Gabriele, le ali spiegate nel rosso manto che a lei si rivolge dall&#8217;altro lato della scena.</p>
<p lang="it-IT">Sul retro dell&#8217;altare maggiore, datati al XVII secolo e non ancora attribuiti, due affreschi che vogliono essere, nella loro raffigurazione del <em>Calvario</em> e in quello di <em>Gesù orante nell&#8217;orto dei Getsemani</em>, una riflessione, in chiave cristiana, sul senso della vita e della morte.</p>
<p lang="it-IT">Durante i restauri del 1906-1912, sono stati poi addossati alle pareti laterali due altari, in sostituzione di altri due del XVIII secolo ora trasferiti nella chiesa di San Lorenzo a Massaciuccoli. Sopra uno di questi appare oggi un affresco, liberato nel 1930 dall&#8217;intonaco che lo nascondeva. Raffigura una <em>Madonna con Bambino</em>, nella veste blu, ricamata e definita dalla sottile linea d&#8217;oro del bordo.</p>
<p lang="it-IT">Alcuni autori fanno risalire questa composizione al secolo XIII. Ad una mia impressione l&#8217;immagine presenta caratteri appartenenti a periodi successivi, estranei al misticismo e alla sotterranea spiritualità che s&#8217;effonde sul volto, pur a volte turbato o sorpreso, della Vergine, così come viene espresso nella pittura del Duecento e di buona parte del Trecento.</p>
<div id="attachment_284" class="wp-caption alignleft" style="width: 219px"><img class="size-medium wp-image-284 " title="Pieve_a_elici,_interno,_affreschi_32" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/03/pieve_a_elici_interno_affreschi_32.jpg?w=209&h=300" alt="" width="209" height="300" /><p class="wp-caption-text">Chiesa di S. Pantaleone, Madonna con Bambino</p></div>
<p>In questa nostra raffigurazione all&#8217;inquietudine del bambino, che ansioso e interrogante a Lei sembra stia per rivolgersi, additando il piccolo uccello stretto nella mano sinistra e simbolo della divina passione, come intuendo in quel destino il senso della propria vita, la Vergine sembra quasi volersi sottrarre, celare a se stessa la risposta, e l&#8217;ineludibile dolore che quella abita.<br />
Più madre direi dunque questa donna, che non Vergine celeste che in sé porta e mostra il figlio di Dio; come tante <em>Madonne</em>, da Duccio a Cimabue a Giotto, avevano annunciato, fiere e serene al mondo, ‘Colui che è venuto a sconfiggere la morte’.<br />
Anche se ancora non è l&#8217;umanissimo pianto, che sentiamo quasi fisicamente scorrere, sul volto della donna raccolta di lato alla croce dove Masaccio dipinse la madre del Cristo, nella sua <em>Crocifissione,</em> su tavola, del 1426, e ora esposta al museo Capodimonte a Napoli.</p>
<p lang="it-IT">Ma ogni angolo di questa chiesa racchiude un&#8217;opera d&#8217;arte: come l&#8217;affresco dipinto sul lato della chiesa opposto a quest&#8217;ultimo, e rappresentante una <em>Crocifissione</em>, opera del XVI o XVII secolo di incerta attribuzione. Oppure un frammento di un fregio rinvenuto sull&#8217;originario intonaco; o ancora l&#8217;acquasantiera posta all&#8217;ingresso, probabile opera della bottega di Lorenzo Stagi, che alcuni autori però, diversamente, riconducono alla bottega dei Riccomanni.</p>
<p lang="it-IT">L&#8217;edificio presenta anche un&#8217;ottima acustica tanto che al suo interno, nella stagione estiva, vengono ospitati i concerti del Festival di musica da camera della Versilia organizzati dall&#8217;associazione Musicale Lucchese e dall&#8217;amministrazione comunale di Massarosa.</p>
<p lang="it-IT">All&#8217;esterno della pieve si slancia il campanile. Derivato da una torre di segnalazione qui sorta intorno al IX secolo, e poi giunta all&#8217;attuale forma attraverso diversi mutamenti però ben raccolti nella sua struttura, che neppure sembra denunciare tanti successivi interventi.</p>
<div id="attachment_272" class="wp-caption aligncenter" style="width: 500px"><img class="size-full wp-image-272   " title="Pieve_a_elici_piazzetta" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/03/pieve_a_elici_piazzetta.jpg?w=500" alt=""   /><p class="wp-caption-text">Pieve a Elici, chiesa di S. Pantaleone, il cortile della canonica (By I. Sailko, under Gnu Free Documentation License)</p></div>
<p>Sono poi visibili due fonti battesimali: uno rudimentale in pietra e di forma circolare ora collocato su di una macina di frantoio, nel piazzale antistante, e uno più imponente e di forma quadrata, sistemato nel raccolto cortile tra la chiesa e la canonica e risalente all&#8217;epoca romanica.</p>
<p lang="it-IT">Nei dintorni della pieve ci sono poi alcune località quasi sfuggite al tempo. Luciano posta sul crinale di un colle che da monte Pitoro s&#8217;allunga verso il mare, quindi Coli e Miglianello. Luoghi caratterizzati dalla presenza di diverse ville nobiliari: villa Pellegrini, ricca di pagine di storia rinascimentale, villa Buchetti, villa Lazzareschi, villa Duccini-Del Magro che nel suo complesso ha conservato la disposizione dell&#8217;antica fattoria.<br />
Villa Buonvisi, poi in gran parte trasformata in convento dai frati olivetani nel corso del XVIII secolo, per tornare poi alla sua originaria funzione, una volta acquisita nel XIX secolo dai nobili Papanti di Pisa.</p>
<p lang="it-IT">Un luogo senza fine vorrei quasi dire, a cui sempre si torna come per la prima volta, e da cui vale sempre ripartire verso tutto quello che ci circonda e che credevamo di conoscere. Magari attraverso uno dei tanti sentieri che tra queste località s&#8217;intrecciano e s&#8217;accavallano, o che più lontano ci conducono, come alla chiesa di Santa Lucia, a Montigiano, che dall&#8217;alto domina questi dolci colli.</p>
<p lang="it-IT"><em><em><strong><em>© </em></strong>Tratto da “Massarosa terra di Versilia”, A. Lini-A. Pelosini, Caleidoscopio, Massarosa (LU), 2006. Vietata ogni riproduzione, salvo il diritto di citazione, l’uso personale previa citazione o diverso accordo con l’autore. Le fotografie appartengono ai rispettivi autori, dove indicato, nella relativa licenza d’uso.</em></em></p>
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		<title>Stiava</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Apr 2011 16:27:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>terradiversilia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Località]]></category>
		<category><![CDATA[Stiava]]></category>
		<category><![CDATA[Lorenzo Nottolini]]></category>
		<category><![CDATA[Villa Borbone]]></category>
		<category><![CDATA[Virginio Bianchi]]></category>

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		<description><![CDATA[Per arrivare a Stiava, adagiata sul fondo di una conca con le pareti ricoperte di oliveti e boschi, giungendo dalla parte del mare, l&#8217;unica dove le colline si ritirano lasciando un varco aperto ai venti e agli spifferi marini, ci sono due strade: una che viene dritta da Montramito – la principale perché collega il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradiversilia.net&#038;blog=1757624&#038;post=581&#038;subd=terradiversilia&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per arrivare a Stiava, adagiata sul fondo di una conca con le pareti ricoperte di oliveti e boschi, giungendo dalla parte del mare, l&#8217;unica dove le colline si ritirano lasciando un varco aperto ai venti e agli spifferi marini, ci sono due strade: una che viene dritta da Montramito – la principale perché collega il paese a Viareggio e Massarosa – e l&#8217;altra che passa da Piano di Conca, meno frequentata e chiamata via Emilia Nord, che riprende lo stesso percorso, o almeno uno dei suoi più probabili, dell&#8217;antica <em>Aemilia Scauri.</em></p>
<div id="attachment_1317" class="wp-caption aligncenter" style="width: 500px"><img class="size-full wp-image-1317" title="Stiava dalle colline" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/04/stiava-dalle-colline.jpg?w=500" alt=""   /><p class="wp-caption-text">Stiava, in lontananza le spiagge di Viareggio</p></div>
<p lang="it-IT">Prenderò quest&#8217;ultima non solo perché da Piano di Conca è la via più breve ma soprattutto perché questo percorso mi evita di vedere e passare sotto due imponenti piloni autostradali, subito dopo Montramito collocati ai lati della strada che conduce a Stiava, a mo&#8217; di giogo o forche caudine.</p>
<p lang="it-IT">Sono stati qui posti, tra gli altri che scandiscono il paesaggio tutt&#8217;intorno, a sostegno della carreggiata della bretella autostradale A11-A12, tratto nato per abbreviare il percorso tra Lucca e Viareggio, città peraltro già collegate da un quasi parallelo percorso autostradale.</p>
<p lang="it-IT">Si tratta di una impalcatura di cemento che corre sopra e tra le nostre colline, imbastita senza alcun rispetto di queste nel totale disinteresse per l&#8217;ambiente che andava a occupare, e per il tracciato scelto e per i modi di costruzione, e della cui utilità, visti i costi in termini ambientali, ciascuno può tirare le proprie particolari conclusioni.</p>
<p lang="it-IT">Imboccata dunque la strada da Piano di Conca dopo pochissimi chilometri entreremo nel paese di Stiava, dopo aver superato un ponte, chiamato Ponte Romano, e un vecchio frantoio posto a lato della via. Percorse poche centinaia di metri troveremo la chiesa di Santa Maria, edificio di cui si ha già notizia nell&#8217;anno 1162, quando la sua conduzione fu affidata da papa Alessandro III alla chiesa e al monastero di Quiesa.</p>
<div id="attachment_135" class="wp-caption aligncenter" style="width: 500px"><img class="size-full wp-image-135 " title="Chiesa-S-Maria-Assunta" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/03/chiesa-s-maria-assunta.jpg?w=500" alt=""   /><p class="wp-caption-text">Stiava, chiesa di S. Maria Assunta (© Amerigo Pelosini)</p></div>
<p>Altre notizie ci dicono che passa poi sotto il piviere di S. Pantaleone a Elici. Successivamente, nell&#8217;anno 1359, è unita a San Martino di Bargecchia e nel 1363 a San Lorenzo di Conca, segno questo di una progressiva riduzione del numero di fedeli dovuta principalmente alla peste nera del 1348, ricordata anche da Boccaccio nel suo <em>Decamerone</em>, che a Stiava sembra avere avuto effetti particolarmente devastanti se solo poche famiglie riuscirono a sopravvivere, nel già apocalittico quadro dei suoi effetti sulla società dell&#8217;epoca.<br />
Per questo basta ricordare che la città di Firenze tornerà a contare i suoi 100.000 abitanti del 1347 solo nel 1841, e che mediamente ogni luogo, o comunità da quella toccato, fu decimato dal 30 all&#8217;80 per cento dei suoi abitanti.</p>
<p>Dopo tale data dell&#8217;allora piccola chiesa si perdono le tracce. Si ha notizia di un ampliamento operato nel 1700, poi la ritroviamo, più avanti negli anni, nelle pagine di un breve ma prezioso volumetto <em>Stiava nel XIX secolo</em>, edito nel 1907, e scritto da Leone Bigongiari (1840 &#8211; 1929), qui ricordato come poeta e scrittore ma che ebbe anche una importante vita pubblica: oltre ad essere prefetto di Lucca ebbe la presidenza della prima Giunta Comunale di Massarosa, nel maggio del 1870.</p>
<div id="attachment_446" class="wp-caption alignright" style="width: 289px"><img class="size-medium wp-image-446 " title="Stiava-campanilenord" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/03/stiava-campanilenord.jpg?w=279&h=300" alt="" width="279" height="300" /><p class="wp-caption-text">Il campanile, che si alza sulla robusta base di origine romana</p></div>
<p>«<em>La Chiesa del luogo dedicata a Santa Maria Assunta, sorgeva angusta sul piazzale tuttora esistente. Tra la facciata della Chiesa e il campanile si apriva una straducola che metteva nel luogo detto ”sotto la Chiesa” e di là framezzo ai campi si perdeva lungo la gora nel piano di Bargecchia, congiungendosi prima colla via Emilia. Sul piazzale, una loggetta coperta per tutta la lunghezza della Chiesa, ristretta coll&#8217;andar del tempo per adibirne una parte all&#8217;uso di sagrestia, resasi impraticabile la così detta poi Sagrestia vecchia, e finita anche questa loggetta per isparire del tutto nell&#8217;ingrandimento della Chiesa avvenuto ora alla fine del secolo scorso. Nel 1812 pel prolungamento della Chiesa dalla parte della facciata, il campanile si trovò aderente a quella e la via che vi passava di mezzo fu girata dalla parte di levante attorno a questa mole</em>»</p>
<p>Chiesa che vede la sua attuale forma derivare dalla completa ristrutturazione terminata nel 1880, anno a cui accenna il Bigongiari, con l&#8217;ampliamento delle due navate laterali: una sorta dov&#8217;era quella loggetta ora menzionata, e l&#8217;altra su parte del vecchio camposanto, situato sul fianco destro della chiesa e operante, appunto, fino all&#8217;anno 1880 quando si cominciò la costruzione dell&#8217;attuale cimitero. Infine negli anni venti una successiva opera di restauro, conseguente a una forte scossa di terremoto – come ci racconta Mario Tommasi nel suo <em>La mia Stiava di ieri</em> – avvenuta nel 1920 ci consegna la chiesa dei nostri giorni.</p>
<div id="attachment_574" class="wp-caption alignleft" style="width: 227px"><img class="size-medium wp-image-574 " title="Stiava-tabernacolo" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/03/stiava-tabernacolo.jpg?w=217&h=300" alt="" width="217" height="300" /><p class="wp-caption-text">Stiava, chiesa di S. Maria Assunta, tabernacolo del XV secolo</p></div>
<p>Il campanile, la cui attuale forma risale al 1847-1848, su disegno dell&#8217;architetto Gemignani di Viareggio, è posto di fianco all&#8217;ingresso principale, e sorge sulla base di un&#8217;antica torre circolare che oltre ai normali compiti di avvistamento e segnalazione, che gli erano propri durante il Medioevo, può essere stata punto di approdo per le imbarcazioni che solcavano un antico piccolo lago, di origine marina, che collegava il paese, attraverso il canale di Stiavola, l&#8217;attuale Gora di Stiava, al porto di Viareggio e quindi ai commerci e ai traffici del mare aperto.</p>
<p lang="it-IT">All&#8217;interno della chiesa, sulla parete di sinistra subito dopo l&#8217;ingresso, troveremo un antico e pregiato tabernacolo a muro della metà del XV secolo in marmo, opera della bottega dei Riccomanni di Pietrasanta, mentre alla destra addossata alla parete un&#8217;acquasantiera del XVII secolo. Il fonte battesimale, posto vicino al tabernacolo, in marmo bianco a forma ottagonale, fu concesso nel 1823 da mons. Filippo Sardi, che allora guidava la diocesi di Lucca, la cui famiglia era all&#8217;epoca proprietaria di quei fondi e beni immobili, situati nel paese di Stiava, poi divenuti proprietà dei Borbone di Parma.</p>
<div id="attachment_443" class="wp-caption alignright" style="width: 286px"><img class="size-medium wp-image-443   " title="Stiava-virginiobianchi" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/03/stiava-virginiobianchi.jpg?w=276&h=300" alt="" width="276" height="300" /><p class="wp-caption-text">Stiava, chiesa di S. Maria Assunta, affreschi di Virginio Bianchi</p></div>
<p>Sopra l&#8217;ingresso principale, al centro della cantoria sostenuta da due colonne di marmo, posa l&#8217;organo ai cui lati, dipinte sulla parete di fondo, sono visibili due coppie di angeli, opera del pittore Virginio Bianchi (Massarosa 1899-1970), anche se l&#8217;originale pittura, eseguita negli anni venti, fu quasi subito modificata da un&#8217;anonima aggiunta di fluenti chiome che scendono ora dalla testa degli angeli là dove il pittore, seguendo il proprio gusto e non la relativa iconografia dell&#8217;epoca, aveva disegnato una semplice frangetta che ricadeva sulla fronte. Minacciata dal tempo, l&#8217;opera è stata successivamente ripresa durante lavori di restauro alle pitture e decorazioni interne. Lavori condotti durante gli anni cinquanta del secolo scorso da Mario Polloni, di Stiava, aiutato dal figlio Carlo Alberto e da Ernesto Altemura, che ci consegnano l&#8217;edificio nel suo attuale assetto.</p>
<p lang="it-IT">Usciti dalla chiesa prenderemo verso villa Buonvisi, ora proprietà Toscano, la cui imponente sagoma è ben visibile anche da qui, posta in leggero rialzo rispetto alla chiesa, sulle prime terrazze dei colli che corrono tutt&#8217;intorno al paese. Costruita nel XVII secolo è meglio conosciuta come palazzo Borbone, ma anche il Palazzo, per essere stata dimora di Carlo II Ludovico di Borbone, Duca di Lucca fino al 1847, e di suo figlio Carlo III Ferdinando, poi Duca di Parma dal 1848 al 1854.</p>
<div id="attachment_317" class="wp-caption alignleft" style="width: 232px"><img class="size-medium wp-image-317 " title="Pozzo Nottolini3" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/03/pozzo-nottolini3.jpg?w=222&h=300" alt="" width="222" height="300" /><p class="wp-caption-text">Stiava, pozzo di Lorenzo Nottolini</p></div>
<p>È introdotta e preceduta da una pregevole opera dell&#8217;architetto lucchese Lorenzo Nottolini (1787-1851): un pozzo con parapetto ottagonale decorato con un rosone di stile romanico posto al centro di ciascun lato. Purtroppo dispiace vedere questa candida forma di marmo a se stessa abbandonata, nell&#8217;incuria del prato e del luogo dove sorge.</p>
<p>La parte più antica del paese nasce proprio nel perimetro compreso tra la chiesa e questo palazzo, nei cui paraggi sono state rinvenute, durante alcuni scavi, monete di epoca romana. Formavano poi la zona, che oggi definisce l&#8217;intero paese, altri sparsi edifici di origine principalmente rurale: isolate cascine e altri insediamenti fatti di poche case strette intorno a un&#8217;aia comune che costituivano ristretti e isolati borghi, ognuno con una propria denominazione: ai Franzoni, ai Chelini, al Cosci, a Tassi, a Romito ecc ecc</p>
<p lang="it-IT">Nel corso del tempo il paese si sviluppava poi nei terreni compresi tra queste primitive unità, allungandosi quindi verso il lato occidentale aperto al mare; fino alle ultime zone strappate al lago che si ritirava la cui presenza è ora rimasta nei nomi dei luoghi: il Paduletto, il Capannaccio, oltre i quali oggi cominciano i terreni agricoli in gran parte usati nelle coltivazioni e vivai a serra.</p>
<p lang="it-IT">«<em>Contrada sparsa di case signorili</em> – la descrive Emanuele Repetti agli inizi del XIX secolo – <em>situata sulle pendici di colli coperti di ricche e ben intese coltivazioni di olivi, di vigneti e di vaghi resedii resi quanto mai deliziosi dalla posizione e dolcezza del clima</em>»</p>
<div id="attachment_242" class="wp-caption aligncenter" style="width: 500px"><img class="size-full wp-image-242 " title="Stiava-palazzo" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/03/stiava-palazzo.jpg?w=500" alt=""   /><p class="wp-caption-text">Stiava, Villa Borbone (© Kriszta 13, by Panoramio)</p></div>
<p>Di Stiava (<em>Sclava</em>) si parla una prima volta in un istrumento del 29 Novembre 994 conservato all&#8217;archivio arcivescovile di Lucca, e torna successivamente a essere menzionata nelle cronache del tempo «<em>quando l&#8217;imperatore Federigo I verso il 1132 ordinò ai governatori di Lucca di demolire una rocca qui costruita per tenere in dovere i nobili del contado</em>»</p>
<p lang="it-IT">Dove fosse costruita questa rocca al momento non ci è dato sapere. Alcuni la individuano nella base dell&#8217;attuale campanile, circolare e in pietra, poi usata, come visto, per altri motivi. C&#8217;è una località nel paese, posta proprio a ridosso della strada che da Montramito conduce a Stiava, luogo ideale quindi per il controllo dei traffici di uomini e merci, chiamata Castelvecchio, ma le indicazioni sono tutte lì: in questo nome che accenna a un antico maniero.</p>
<p lang="it-IT">Il nome di Stiava sembra derivare dal tardo latino <em>sclavus,</em> poi mutato in <em>slavus,</em> termine inizialmente usato dai romani per designare gli slavi prigionieri di guerra, provenienti dalla <em>Slavia</em> o <em>Sclavia </em>o<em> Sclavonia</em>, e poi andato nel corso dei tempi a designare più generalmente tutti gli schiavi. Da cui si deduce la presenza di una colonia penale, fatta di capanne per gli schiavi (<em>tuguria sclava</em>) a guardia e riparo di forzati qui condotti a svolgere particolari lavori nel territorio, oppure di un insediamento di una comunità slava qui rifugiatasi.</p>
<div id="attachment_178" class="wp-caption aligncenter" style="width: 500px"><img class="size-full wp-image-178 " title="Stiava, Romito" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/03/stiava-romito.jpg?w=500" alt=""   /><p class="wp-caption-text">Stiava, Villa Romito (© Amerigo Pelosini)</p></div>
<p>Intorno al paese, circondato di oliveti e boschi, si aprono numerosi sentieri e percorsi che lo collegano alle frazioni disposte sulle colline intorno, attraverso paesaggi e scenari incantevoli. Di uno di questi, conosciuto come Via degli Olivi, e che conduce a Piano del Quercione passando per alcuni tratti sopra un antico acciottolato romano parlerò tra poco, in altre pagine di questo nostro viaggio.<br />
Di un altro che collega palazzo Borbone di Stiava all&#8217;omonimo di Piano di Conca, entrambi usati come residenza per battute di caccia dalla famiglia Borbone, dirò che partendo dalle vicinanze del pozzo del Nottolini si snoda attraverso e vicino luoghi il cui nome ne è già una fedele descrizione: La Panoramica, Il Giardino, Belvedere.</p>
<p lang="it-IT">Proprio in una di queste zone, cioè Belvedere, c&#8217;è una sorgente d&#8217;acqua, chiamata Tre Fontane, da cui prende origine la Gora di Stiava, il fosso anticamente detto Stiavola. Qui furono costruiti i pubblici lavatoi, ancor oggi visibili nella loro ben conservata struttura, seppur compressi tra alcuni capannoni industriali, ora in disuso e appartenuti a un vecchio oleificio. Capannoni che solo sembrano attendere – nei piani urbanistici – di essere riconvertiti in un articolato complesso residenziale, anche se un ritorno dello spazio a madre natura sarebbe, a mio avviso, la migliore destinazione, e il miglior investimento, per questo bellissimo angolo di paese.</p>
<div id="attachment_318" class="wp-caption alignleft" style="width: 295px"><img class="size-medium wp-image-318 " title="Stiava-viaChelini 15" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/03/stiava-viachelini-15.jpg?w=285&h=300" alt="" width="285" height="300" /><p class="wp-caption-text">Stiava, via Chelini</p></div>
<p>Agli inizi del XX secolo questi lavatoi, efficienti lavanderie a cielo aperto, erano assurti a una attività quasi industriale, poi proseguita fino agli anni sessanta, quando dagli alberghi e abitazioni versiliesi qui convergevano biancherie e panni da lavare.<br />
Sempre vicino a questo luogo, e in relazione a questa attività che vi prendeva vita, prese campo una protesta popolare, quando, nei primi decenni del XX secolo, una parte dell&#8217;acqua sorgente fu incanalata verso l&#8217;acquedotto viareggino. A seguito di altri prelievi, e quasi a titolo di risarcimento, vennero poi innalzati, non lontano da questi, un&#8217;altra serie di lavandini, andati distrutti nella recente costruzione di una struttura edilizia polifunzionale. Il paese arrivava al suo attuale aspetto.</p>
<p>Nel 1924  fu inaugurato il Monumento ai caduti della guerra 1915-1918, opera dello scultore Giacomo Zilocchi (Piacenza 1862 &#8211; 1943). Nella risistemazione della piazza che andava ad accoglierlo fu smontata una bellissima fontana in marmo, dono del Duca Roberto di Borbone. Sul retro della fontana c&#8217;era la seguente iscrizione-ringraziamento, con testo composto da Leone Bigongiari: &#8220;<em>Perché le saluberrime acque, ricchezza e orgoglio del paese, sgorghino al sole perenne vena, Sua Altezza Reale Roberto di Borbone Duca di Parma, con atto munifico questa marmorea fonte al popolo di Stiava donava XX.VI.MCMIV</em> &#8220;</p>
<p style="text-align:left;" lang="it-IT">Ma per concludere queste breve viaggio nella frazione di Stiava andremo proprio nel centro del paese, a villa Gori, così chiamata dal nome dei proprietari che qui la fecero costruire agli inizi del 1900. Si tratta di una costruzione di modeste dimensioni se paragonata ai due edifici storici del territorio: palazzo Buonvisi, già ricordato, e villa Romito, che deve questo suo nome al luogo in cui sorge qui costruita molto probabilmente tra il XV e XVI secolo dalla famiglia Buonvisi di Lucca. Nel 1725 passò alla  famiglia Mansi, e nel XVIII secolo ai Borbone.  Recentemente ristrutturata, da una nuova proprietà, si alza lungo la strada che da Stiava conduce a monte Pitoro, in stretti tornanti che si arrampicano tra piane di oliveti.</p>
<div id="attachment_1231" class="wp-caption aligncenter" style="width: 500px"><img class="size-full wp-image-1231" title="Stiava-Villa Gori sito8" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/04/stiava-villa-gori-sito8.jpg?w=500" alt=""   /><p class="wp-caption-text">Stiava, Villa Gori</p></div>
<p>Villa Gori, dal momento della sua acquisizione da parte dell&#8217;amministrazione comunale avvenuta negli anni settanta, ha rappresentato e continua a rappresentare, nel panorama delle arti visive contemporanee, uno dei centro più vitali, più attivi, tra i pochi presenti nel territorio massarosese.<br />
Luogo espositivo che nella generale carenza di simili spazi pubblici, che affligge anche la vicina Viareggio e un po&#8217; tutto il territorio versiliese, ha permesso lo svolgersi di importanti manifestazioni, e insieme il perdurare di una tradizione artistica ben radicata nel territorio.<br />
Basta scorrere i cartelloni degli ultimi anni per vedere quanti artisti hanno animato questo spazio: dai maestri della pittura alle rassegne dedicate alla poesia; dalle sperimentazioni più attente ai linguaggi contemporanei fino a quella rassegna internazionale di fotografia che il circolo culturale Mario Cosci &#8211; dedicato al pittore e poeta Mario Cosci (Stiava 1922 &#8211; 1968) di cui è uscita postuma la raccolta poetica <em>Perché qualcuno ci ascolti</em> (Viareggio, 1985) &#8211; avvalendosi della direzione artistica di Romano Cagnoni, annualmente ha proposto: da Francesco Cito a Giacomelli, da Mauro Galligani a Abbas, da Nino Migliori a Dario Mitidieri, per citare alcuni dei prestigiosi fotografi qui venuti con le loro opere nella diverse edizioni di questa celebrata manifestazione.</p>
<p lang="it-IT"><em><br />
<em><strong><em>© </em></strong>Testo tratto da “Massarosa terra di Versilia”, A. Lini-A. Pelosini, Caleidoscopio, Massarosa (LU), 2006. Vietata ogni riproduzione, salvo il diritto di citazione, l’uso personale previa citazione o diverso accordo con l’autore. Le fotografie appartengono ai rispettivi autori, dove indicato, nella relativa licenza d’uso.</em></em></p>
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			<media:title type="html">Stiava dalle colline</media:title>
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			<media:title type="html">Stiava, Romito</media:title>
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		<title>Massaciuccoli</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Apr 2011 13:32:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>terradiversilia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il lago di Massaciuccoli]]></category>
		<category><![CDATA[Località]]></category>
		<category><![CDATA[Massaciuccoli]]></category>
		<category><![CDATA[Antica villa romana]]></category>
		<category><![CDATA[Lago di Massaciuccoli]]></category>
		<category><![CDATA[Villa dei Venulei]]></category>

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		<description><![CDATA[Sorpassata la località Molinaccio, e con questa la frazione di Quiesa, subito entriamo nel territorio di Massaciuccoli anche se il paese si trova qualche chilometro più avanti lungo una strada che procede per brevi rettilinei e ampie curve intagliate nella base dei bracci che dalle colline quaggiù si allungano. La strada, a parte la stretta [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradiversilia.net&#038;blog=1757624&#038;post=557&#038;subd=terradiversilia&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1000" class="wp-caption alignleft" style="width: 300px"><a href="http://terradiversilia.wordpress.com/2011/04/03/massaciuccoli/massaciuccoli4bis/" rel="attachment wp-att-1000"><img class="size-full wp-image-1000" title="Massaciuccoli4bis" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/04/massaciuccoli4bis.jpg?w=500" alt=""   /></a><p class="wp-caption-text">Massaciuccoli, sullo sfondo il lago</p></div>
<p>Sorpassata la località Molinaccio, e con questa la frazione di Quiesa, subito entriamo nel territorio di Massaciuccoli anche se il paese si trova qualche chilometro più avanti lungo una strada che procede per brevi rettilinei e ampie curve intagliate nella base dei bracci che dalle colline quaggiù si allungano.</p>
<p id="qamh478" lang="it-IT">La strada, a parte la stretta carreggiata che richiede una certa prudenza nella guida, è molto suggestiva. Alla nostra sinistra sparuti casolari, raccolti borghi; poco più in alto, lungo una strada che per un certo tratto ci corre parallela per poi confluire in questa di Pietra a Padule, c&#8217;è la palazzina Michelazzi che tra le sue <em>dependance</em> annovera un edificio, la Rimissa, la cui origine e destinazione, precedente alla costruzione della palazzina, ancora rimangono imprecisate e indefinite. Alla destra già l&#8217;ambiente del lago, con i suoi canneti, i falaschi, e i canali che a tratti vengono a lambire, qualche metro più in basso, la via.</p>
<p id="qamh480" lang="it-IT">Quasi subito dunque siamo a Massaciuccoli: quasi un dimesso borgo ci accoglie, a dispetto della fama che il lago e la sua oasi naturalistica, insieme agli ambienti archeologici, gli conferiscono.</p>
<p id="qamh483" lang="it-IT">La nostra prima visita è alla chiesa di San Lorenzo, inquadrata nella neoclassica facciata che ricorda quella dei SS. Jacopo e Giusto di Massarosa, entrambe nell&#8217;essenzialità della forma impreziosita dal doppio frontone: uno a coronamento del portone d&#8217;ingresso e l&#8217;altro più imponente alla sommitta della facciata. La sua attuale disposizione è dovuta a una ristrutturazione avvenuta nel XIX secolo.</p>
<p id="qamh483" lang="it-IT">Antica pieve, già ricordata in un documento del IX secolo, alla quale erano soggette le altre comunità ecclesiastiche della zona. Apparteneva alla diocesi di Pisa fino all&#8217;anno 1789, quando con bolla del 18 luglio il pontefice Pio VI, su istanza del granduca di Toscana Pietro Leopoldo, ordinò che passasse – insieme ad altre sette parrocchie tra le quali quelle di Bozzano e Quiesa – alla diocesi di Lucca.</p>
<div id="attachment_307" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://terradiversilia.wordpress.com/massaciuccoli/massaciuccoli-chiesa3/" rel="attachment wp-att-307"><img class="size-medium wp-image-307" title="Massaciuccoli-chiesa3" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/03/massaciuccoli-chiesa3.jpg?w=300&h=228" alt="" width="300" height="228" /></a><p class="wp-caption-text">Massaciuccoli, chiesa di S. Lorenzo</p></div>
<p>Dell&#8217;antico edificio romanico, in epoche successive ampliato a tre navate, sono ancora visibili, sul fianco nord della chiesa, due antichi archi di divisione. Dal XVII secolo le due navate laterali furono scorporate dall&#8217;edificio centrale e trasformate l&#8217;una in sacrestia e cimitero, l&#8217;altra nell&#8217;abitazione del parroco.<br />
Internamente due altari addossati alle pareti laterali: uno del Crocifisso e l&#8217;altro della Madonna, entrambi decorati secondo un gusto tardo barocco ancora presente nel XVIII secolo, periodo della loro realizzazione. Sono stati qui trasferiti dalla chiesa di Pieve a Elici agli inizi del XX secolo in seguito ai lavori di restauro e ripristino, in quella condotti, della originaria conformazione.</p>
<p id="qamh488" lang="it-IT">Usciti dalla chiesa e fatti pochi passi sul sagrato fino al parapetto in muratura che lo cinge, subito sotto di noi appaiono i resti del complesso residenziale conosciuto come villa dei Venulei, dal nome della famiglia alla quale ne viene attribuita la costruzione nel I secolo d.C., proprietari di terreni e di una fabbrica di ceramica nel territorio pisano.</p>
<p id="qamh491" lang="it-IT">«<em>Fu anche trovato un pezzo del tubo di piombo destinato a condurre l&#8217;acqua alle stesse terme; nel quale era impresso a rovescio il nome di un L. Liberto di Venulejo Montano che lo fuse; cioè: L. L. VENUL. MONT. ET APRON</em>.” Così scrive il Repetti nel suo <em>Dizionario</em> citando diversi reperti affiorati durante alcuni scavi condotti nel 1756, e poi ripresi nel 1770, e trasportati «<em>nella vicina villa de&#8217; signori Minutoli di Lucca</em>» all&#8217;epoca della stesura del <em>Dizionario</em> proprietari del terreno su cui sorgono i resti della villa romana, proprietà invero durante tutto il Settecento di una patrizia famiglia lucchese: i Sirti.<br />
Reperti che coincidono con gli stessi dipinti, a mo&#8217; di documento com&#8217;era consuetudine, in una tela a olio opera di un imprecisato pittore del Settecento e conservata al museo nazionale di villa Guinigi a Lucca.</p>
<div id="attachment_308" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://terradiversilia.wordpress.com/massaciuccoli/massaciuccoli-villa/" rel="attachment wp-att-308"><img class="size-medium wp-image-308" title="Massaciuccoli-Villa" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/03/massaciuccoli-villa.jpg?w=300&h=258" alt="" width="300" height="258" /></a><p class="wp-caption-text">Massaciuccoli, la villa dei Venulei, ambiente termale</p></div>
<p>Oggi le più recenti ricostruzioni dell&#8217;originale assetto e disposizione della villa, seguite ai più approfonditi scavi condotti da Antonio Minto nel 1920, dividono l&#8217;intero complesso in due parti: un ampio pianoro, lo stesso oggi occupato dalla chiesa e dalle sue articolazioni, coincidente con l&#8217;antico ambiente residenziale vero e proprio, e uno sottostante consistente in una terrazza inizialmente adibita a giardino e poi, nel corso del tempo, trasformata nell&#8217;ambiente termale oggi visibile.</p>
<p id="qamh500" lang="it-IT">Sempre presso il museo di villa Guinigi, a Lucca, rimane il resoconto del rinvenimento di due vani, ognuno con una propria particolare pavimentazione, apparsi durante quegli stessi scavi archeologici a cui accennava il Repetti, nel terreno dietro l&#8217;abside della pieve. Oltre questo più niente oggi rimane dell&#8217;antico ambiente residenziale, almeno di visibile, soppiantato dalle mura della chiesa, innestate proprio al posto e sopra quello.</p>
<p id="qamh503" lang="it-IT">Fatto questo che viene a confermare la tesi secondo la quale nella tarda antichità si preferì costruire le prime chiese là dove erano sorti, o ancora in parte sorgevano, edifici residenziali o produttivi di carattere privato e sopravvissuti alla decadenza dell&#8217;età imperiale, divenuti poi punto di riferimento della vita sociale ed economica del territorio; dai quali si ricavava dunque il prestigio e la funzionalità, nonché il ruolo di organismo di dominio e aggregazione.</p>
<p id="qamh506" lang="it-IT">Nella sottostante terrazza, i resti monumentali dell&#8217;antica struttura termale si presentano ancora oggi in un suggestivo scenario: i rossi mattoni – laterizi ampiamente usati nell&#8217;edilizia romana prima in edifici monumentali poi anche nelle case comuni – si alzano dal verde prato, nel disegno delle pareti incorniciate nel mutevole blu del cielo.</p>
<div id="attachment_309" class="wp-caption alignright" style="width: 252px"><a href="http://terradiversilia.wordpress.com/massaciuccoli/massaciuccoli-venulei/" rel="attachment wp-att-309"><img class="size-medium wp-image-309" title="Massaciuccoli-venulei" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/03/massaciuccoli-venulei.jpg?w=242&h=300" alt="" width="242" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Villa dei Venulei, ambiente termale</p></div>
<p>I vani di ingresso al ninfeo, che scandiscono le pareti, sono chiusi nella parte superiore da un arco che conferisce grazia e solennità all&#8217;intero ambiente, nel segnarne lo spazio, come una infinita partitura che il tempo ancora compone.</p>
<p id="qamh510" lang="it-IT">In un cartello turistico, qui posto a spiegazione dell&#8217;originaria disposizione e funzione degli ambienti, leggiamo che si tratta dei resti di «<em>un ninfeo (fontana monumentale), un triclinio estivo (sala da pranzo) poi trasformati attraverso successivi ampliamenti in frigidarium [ambiente destinato ai bagni freddi] del quartiere termale con muratura in laterizio e rivestimenti marmorei e a mosaico</em>» continuando poi la descrizione in una sintetica e precisa storia dell&#8217;intero complesso.</p>
<p id="qamh513" lang="it-IT">Il quale, considerato nella sua progressiva configurazione storica, che testimonia l&#8217;ascesa politica e sociale dei Venulei, rispecchia il modello della <em>villa d&#8217;otium</em>, residenza concepita nell&#8217;architettura romana per il diletto e il tempo libero. Più o meno con gli stessi intendimenti e funzioni delle diverse e lussuose residenze che qualche nobile proprietario terriero prima, o capitano d&#8217;industria oggi, come l&#8217;antico Venulejo ieri, ha impiantato qua e là per le nostre colline.</p>
<p>Di poco più in basso dell&#8217;ambiente termale ora visitato si trovano le tracce di un altro edificio risalente all&#8217;epoca romana e disposto a lato dell&#8217;attuale via Pietra a Padula, strada da più autori nel passato indicata come l&#8217;antica Aemilia Scauri che proprio da Massaciuccoli, attraverso un percorso che portava a Lucca, si connetteva alla via Cassia.<br />
Individuato nel 1932 e inizialmente classificato come un edificio residenziale privato, tanto da essere ancora oggi denominato la Villa, è stato successivamente interpretato come una <em>mansio</em>, cioè una struttura destinata all&#8217;accoglienza e al ristoro dei viaggiatori, per certi versi paragonabile in funzioni e caratteristiche a un moderno albergo.</p>
<div id="attachment_997" class="wp-caption aligncenter" style="width: 500px"><a href="http://terradiversilia.wordpress.com/2011/04/03/massaciuccoli/massaciuccoli-mosaico3/" rel="attachment wp-att-997"><img class="size-full wp-image-997 " title="Massaciuccoli.mosaico3" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/04/massaciuccoli-mosaico3.jpg?w=500" alt=""   /></a><p class="wp-caption-text">Massaciuccoli, mosaico in tessere bianche e nere, cm. 370X434 e databile al I-II secolo d.C, ricomposto nella originaria collocazione</p></div>
<p>In realtà gli ultimissimi scavi, condotti proprio parallelamente alla stesura di questo libro, stanno dimostrando che una chiara attribuzione di questo edificio è al momento impossibile in quanto esistono elementi favorevoli a quest&#8217;ultima interpretazione &#8211; cioè di una stazione di sosta &#8211; insieme ad altri che farebbero coincidere l&#8217;edificio con una villa rustica, o di campagna, forse derivata dalla ristrutturazione di una prima modesta fattoria costruita nel I secolo d.C. Tornando dunque in questa attribuzione alla originaria classificazione.</p>
<p>Del resto ciò che ora appare è più la storia delle trasformazioni e sovrapposizioni subite dal complesso nel corso del tempo che non un omogeneo ambiente riconducibile ad un particolare e circoscritto periodo storico.</p>
<p>Dell&#8217;ambiente, che alcuni frammenti di tegole qui rinvenute con il marchio di questa famiglia impresso, ricondurrebbero alla proprietà degli stessi Venulei, e qui innalzato a corredo della loro ospitalità, faceva parte anche un locale nel quale è stato rinvenuto un mosaico, in tessere bianche e nere, della misura di cm. 370X434 e databile al I-II secolo d.C., raffigurante due coppie di animali fantastici circondati da motivi decorativi entro una cornice a fasce.</p>
<p>Questo importante reperto, tipico della casa o villa di campagna, insieme ad altri rinvenuti, era stato inizialmente esposto in un modesto edificio appositamente costruito negli anni sessanta a lato dell&#8217;area di ritrovamento, e successivamente demolito.</p>
<div id="attachment_921" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://terradiversilia.wordpress.com/2011/04/03/massaciuccoli/sony-dsc-3/" rel="attachment wp-att-921"><img class="size-medium wp-image-921" title="padiglione Lera" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/04/massaciuccoli-padiglionelera22.jpg?w=300&h=290" alt="" width="300" height="290" /></a><p class="wp-caption-text">Massaciuccoli, area archeologica e sullo sfondo il padiglione Guglielmo Lera</p></div>
<p>Dal giugno 1999 tutti gli antichi oggetti recuperati venivano poi spostati nelle aule della locale ex scuola elementare andando a formare l&#8217;antiquarium civico, dove rimanevano fino al 2007, anno in cui il mosaico è stato riportato nella sua originaria collocazione a sua volta ora inserita in una più ampia e moderna struttura espositiva: un padiglione dedicato a Guglielmo Lera, studioso e appassionato di archeologia autore di numerosi libri sulla storia massarosese. Qui, attraverso un percorso sopraelevato, funzionale e rispettoso dell&#8217;antico ambiente, si può vedere l&#8217;originaria disposizione dei vani e locali che andavano a formare l&#8217;antico edificio.</p>
<p>All&#8217;interno di questo percorso, oltre il suddetto mosaico, oggetto di un pregevole e impegnativo restauro realizzato dall&#8217;Opificio delle Pietre Dure di Firenze alla metà degli anni ottanta, sono esposti altri interessanti reperti di epoca romana rinvenuti nel comprensorio, quali ceramiche, vasellame utilizzato in dispensa, lucerne, arredi marmorei, frammenti e parti di oggetti in vetro e metallici.</p>
<p>Sono visibili anche una testa femminile in marmo, probabile esponente della famiglia imperiale, parti o frammenti di tegole e coppi, chiodi in ferro e vetri, ed altri oggetti che ci lasciano immaginare anche gli elementi deperibili della struttura: i portici sostenuti da colonne in laterizi, tetti e solai in legno fissati con chiodi da carpentiere, finestre e pavimenti.</p>
<div id="attachment_1011" class="wp-caption alignright" style="width: 300px"><a href="http://terradiversilia.wordpress.com/2011/04/03/massaciuccoli/massaciuccoli-lera6/" rel="attachment wp-att-1011"><img class="size-full wp-image-1011 " title="Massaciuccoli.Lera6" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/04/massaciuccoli-lera6.jpg?w=500" alt=""   /></a><p class="wp-caption-text">Massaciuccoli, interno del padiglione G. Lera</p></div>
<p>A ridosso di questo padiglione, solo divisi dallo scorrere della via Pietra a Padule, nella zona dove fino a qualche anno fa sorgeva la ex scuola elementare &#8211; l&#8217;edificio già sede del precedente antiquarium ora completamente smantellato &#8211; è ora aperto un cantiere dove attraverso operazioni di scavo iniziate nel 2006 &#8221;<em>si affronta per la prima volta un&#8217;indagine stratigrafica su una vasta area della Massaciuccoli romana [...] portando contemporaneamente avanti la ricerca storica sulle trasformazioni dell&#8217;insediamento nel corso del tempo</em>&#8221; come leggiamo nelle pagine web del sito massaciuccoliromana.it, aperto per seguire e documentare l&#8217;intero processo dei lavori di scavo.</p>
<p>Gli scavi fino ad oggi effettuati sembrano disegnare un&#8217;articolata estensione dell&#8217;edificio con mosaico alla cui perimetria andrebbero aggiunte anche queste strutture murarie ora portate alla luce, ipotizzando l&#8217;esistenza di un loggiato dove ora passa la via Pietra a Padule la cui realizzazione sarebbe dunque successiva all&#8217;epoca romana.<br />
In questa ipotesi, che solo ulteriori indagini possono definire e precisare, anche il percorso dell&#8217;antica Aemilia Scauri, o comunque della via romana che per queste terre passava collegandosi a Luni e alle terre liguri, dovrebbe trovare nuova definizione, avanzandosi al momento l&#8217;ipotesi che il suo originario percorso corresse lungo il litorale tirrenico, procedendo vicino e parallelo alla costa tra Marina di Vecchiano e la Versilia.</p>
<p>Ipotesi che viene a sconvolgere una convinzione maturata lungo i secoli, almeno tra le voci che cercando di definire in queste terre la viabilità dell&#8217;epoca romana ponevano in Massaciuccoli il più importante nodo stradale della zona, centro d&#8217;incontro di percorsi navali e stradali, baricentro dei traffici tra Pisa, Lucca e Luni.</p>
<p>A tutt&#8217;oggi l’intera area archeologica, nei suoi due principali poli: la “villa” e &#8220;l’edificio con mosaico” riconducibili entrambi alla prima età imperiale, sono oggetto di un complesso progetto di ricerca, avviato nel 2006, con l’obbiettivo di comprendere la tipologia, la destinazione d’uso, l’intera sequenza storica dell’area.<br />
L&#8217;opera di scavo condotta alla luce del giorno nelle sue complesse procedure è oggi aperta alla vista e curiosità di eventuali spettatori, e offre la possibilità di avvicinarsi a queste interessanti metodologie e pratiche orientate al recupero e alla completa lettura di questo nostro prezioso passato.</p>
<div id="attachment_310" class="wp-caption alignleft" style="width: 308px"><a href="http://terradiversilia.wordpress.com/massaciuccoli/massaciuccoli-camminamenti5/" rel="attachment wp-att-310"><img class="size-medium wp-image-310 " title="Massaciuccoli-camminamenti5" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/03/massaciuccoli-camminamenti5.jpg?w=298&h=300" alt="" width="298" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Massaciuccoli, i camminamenti attraverso il parco</p></div>
<p>Non distante da questa zona archeologica, proprio sulle sponde del lago e nell&#8217;ambito di un piccolo scalo, già antico porticciolo attivo in epoca romana e medievale – quando le vie d&#8217;acqua facevano le funzioni delle moderne autostrade – si trova la sede dell&#8217;Oasi Lipu di Massaciuccoli.</p>
<p id="qamh543" lang="it-IT">Alloggiata presso un caratteristico casale nel quale trova posto un ridotto museo naturalistico dedicato all&#8217;ambiente e alla fauna del lago, e una foresteria con dodici posti letto disponibili in primavera ed estate per brevi soggiorni o campi di vacanza.</p>
<p id="qamh546" lang="it-IT">Da qui partono alcune passerelle in legno, sistemate su palafitte, verso cinque capanni di osservazione che si affacciano sul lago, per una piacevole passeggiata attraverso i canneti. Sempre nella bella stagione sono disponibili canoe e barche a remi per chi vuole avventurarsi all&#8217;interno del lago alla scoperta dei suoi paesaggi, o ammirare le infinite varietà di uccelli che, in particolar modo in primavera, popolano queste acque. Oppure si può optare per un&#8217;escursione guidata su barchino con motore elettrico, o in battello per gruppi più numerosi.</p>
<p id="qamh549" lang="it-IT">Lasciata la zona del lago e prendendo il cammino in direzione opposta, verso la cima del colle che sulle prime pendici ospita il paese e le sue rarità archeologiche, salendo scopriremo a poco a poco un autentico belvedere, non solo sulla laguna di Massaciuccoli ma anche sulla riviera versiliese. Qui sorgeva il castello di Aquilata, sui resti di una precedente torre di segnalazione romana, intorno al quale si era formata una piccola comunità costituitasi in comune che in seguito alla distruzione del castello, oggetto e terra di contesa nella lunga guerra tra lucchesi e pisani, operata da Ugaccione della Faggiola nel 1314, si disciolse restando incorporata in quella di Massaciuccoli.</p>
<p id="qamh552" lang="it-IT">Oggi il luogo è diventato punto centrale di molti sentieri naturalistici che dal lago salgono e proseguono per le colline intorno, snodandosi per oliveti, macchie mediterranee e boschi secolari di castagni, lecci, e pini. Fino alla località di Crocetta, dove vi è un&#8217;area attrezzata con panche di legno e tavoli; e poi ancora verso Compignano, con gli occhi che posano sull&#8217;orizzonte: dal golfo di La Spezia al porto di Livorno, da Torre del Lago Puccini fino a distinguere nelle giornate più terse la torre di Pisa o la cupola del suo battistero.</p>
<div id="attachment_311" class="wp-caption aligncenter" style="width: 500px"><a href="http://terradiversilia.wordpress.com/massaciuccoli/massaciuccoli-sponde-lago3/" rel="attachment wp-att-311"><img class="size-full wp-image-311" title="Massaciuccoli-sponde-lago3" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/03/massaciuccoli-sponde-lago3.jpg?w=500" alt=""   /></a><p class="wp-caption-text">Il lago di Massaciuccoli, una bilancia da pesca (© Amerigo Pelosini)</p></div>
<p>A questo vario panorama guardano anche alcune ville storiche: villa Guerrieri, già Cenami, sorta come casa signorile di campagna, prevalentemente usata a luogo di raduno per battute di caccia, e la settecentesca villa Pardi, disposta su di un ristretto pianoro a mezza collina, e meglio conosciuta come villa Maria, dal nome della moglie di Francesco Andreini, proprietari della tenuta dal 1934 al 1968.</p>
<p id="qamh566" lang="it-IT">Poco più in basso del castello di Aquilata, lungo la strada che conduce a Balbano e quindi a Lucca, si trova villa Minutoli, la più antica tra quelle che sorgono nel comune di Massarosa, se ancora parti delle sue fondamenta sembrano incorporare quelle di una torre romana. Qui probabilmente visse il potente Cucculo signore della vasta tenuta, allora detta <em>massa</em>, parola di origine latina ma venuta in uso nel periodo longobardo, a indicare una proprietà di grande estensione formata da numerosi <em>fundi</em> (poderi), che è all&#8217;origine del nome della frazione.<br />
E qui, in epoca a noi vicina, precisamente nel settembre 1944, venne compiuta dall&#8217;esercito nazista una strage di civili qui residenti, tra i quali tre ragazzi.</p>
<p id="qamh572" lang="it-IT">Si riflettono dunque in queste mura la maestà e le bellezze del paesaggio, e insieme la faticosa storia dell&#8217;uomo nel suo tendere, attraverso i secoli, a qualcosa che la parola “civiltà” può forse ricapitolare e comprendere.</p>
<p id="qamh577" lang="it-IT">Eppure tutto ciò a volte svanisce di fronte alle ceneri e alle ossa, pietosi resti di undici corpi umani che alcuni giorni dopo la mattina del 2 settembre 1944, in un locale di una dipendenza della villa, apparvero agli occhi di alcuni abitanti delle case vicine.</p>
<p id="qamh578" lang="it-IT">Fu la barbarie che è la guerra, aldilà dei diversi nomi in cui si presenta nella geografia e nell&#8217;animo dell&#8217;uomo, se questo non è difeso dalla pratica della conoscenza e del dialogo. Strada spesso faticosa, ma l&#8217;unica alla cui ombra ci si possa posare nella sicurezza di una quiete che ancora domani sorga intorno e dentro noi.</p>
<p lang="it-IT"><em><em><strong><em>© </em></strong>Tratto da &#8220;Massarosa terra di Versilia&#8221;, A. Lini &#8211; A. Pelosini, Caleidoscopio, Massarosa (LU), 2006. Vietata ogni riproduzione, salvo il diritto di citazione, l&#8217;uso personale previa citazione o diverso accordo con l&#8217;autore. Le fotografie appartengono ai rispettivi autori, dove indicato, nella relativa licenza d&#8217;uso.</em></em></p>
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		<title>Gualdo</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Apr 2011 20:09:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>terradiversilia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gualdo]]></category>
		<category><![CDATA[Le Colline]]></category>
		<category><![CDATA[Località]]></category>
		<category><![CDATA[Antiche marginette]]></category>
		<category><![CDATA[Antiche pievi]]></category>
		<category><![CDATA[Monte Pitoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Lasciata Montigiano riprendiamo la strada di ritorno per monte Pitoro. Se digitando Montigiano sul nostro computer eravamo quasi travolti da pagine di agenzie turistiche, digitando monte Pitoro troveremo un&#8217;infinità di pagine e articoli, recensioni e cronache, di tappe e corse ciclistiche. Non che in questa zona manchino, come in nessuna parte del territorio comunale, domande e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=terradiversilia.net&#038;blog=1757624&#038;post=520&#038;subd=terradiversilia&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lasciata Montigiano riprendiamo la strada di ritorno per monte Pitoro. Se digitando Montigiano sul nostro computer eravamo quasi travolti da pagine di agenzie turistiche, digitando monte Pitoro troveremo un&#8217;infinità di pagine e articoli, recensioni e cronache, di tappe e corse ciclistiche. Non che in questa zona manchino, come in nessuna parte del territorio comunale, domande e offerte turistiche ma monte Pitoro è, da queste parti, sinonimo di ciclismo, irrinunciabile appuntamento stagionale per gli amanti di questo sport.</p>
<p>Per i suoi tornanti sono passati tutti i campioni dell&#8217;era moderna, sia per qualche tappa del giro d&#8217;Italia, sia perché la sua lieve ascesa è inserita nel percorso del gran premio di ciclismo Città di Camaiore. Oltre questi importanti appuntamenti, altri di corse professionistiche e dilettantesche, amatoriali o di semplici appassionati, fanno capo a questo percorso; sì che è quasi impossibile nella bella stagione percorrere i suoi tornanti senza imbattersi in qualche ciclista.</p>
<div id="attachment_521" class="wp-caption aligncenter" style="width: 500px"><a href="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/04/gualdo-neve.jpg"><img class="size-full wp-image-521" title="Gualdo-neve" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/04/gualdo-neve.jpg?w=500" alt=""   /></a><p class="wp-caption-text">Gualdo, in una insolita immagine invernale (© Amerigo Pelosini)</p></div>
<p>Anche noi adesso stiamo facendo quel percorso, anche se non lo continueremo fino a Camaiore verso un qualche arrivo di tappa, perché poco oltre la sommità del colle dov&#8217;è distesa, proprio sul suo cucuzzolo, la località  di Monte Pitoro, prendiamo nuovamente a destra, immettendoci in una strada che riprende a salire, per rampe e tornanti, in un percorso molto simile a quello che ci aveva portato a Montignoso; percorso che dopo due chilometri arriva a Gualdo. Il nome del luogo deriva da <em>Wald,</em> termine di origine tedesca introdotto dalla dominazione longobarda nella cui lingua <em>Waldum</em>, e poi <em>Gualdum</em>, equivaleva alla parola bosco, selva.</p>
<p>Lasciata l&#8217;auto in una piazzola di sosta saliamo attraverso uno stretto vicolo lastricato di mattonelle color amaranto, tra case in pietra a vista, disposte nell&#8217;antico assetto del borgo medioevale. Quasi in ogni corte notiamo un forno a legna. È questa una caratteristica del paese, divenuta anche tradizione che in ogni estate si rinnova, in occasione di alcune manifestazioni pubbliche durante le quali i forni vengono riaperti e accesi.</p>
<div id="attachment_947" class="wp-caption alignleft" style="width: 300px"><a href="http://terradiversilia.wordpress.com/2011/04/02/gualdo/gualdo-guiardia8/" rel="attachment wp-att-947"><img class="size-full wp-image-947" title="Gualdo-Guiardia8" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/04/gualdo-guiardia8.jpg?w=500" alt=""   /></a><p class="wp-caption-text">Gualdo, nellantico assetto medievale. (© Guardia di Porta, by Panoramio)</p></div>
<p>Tra queste se ne svolge una, tra le più simpatiche a mio avviso, tra le molte che affollano l&#8217;estate versiliese: “Gualdo paese del balocchi” dove nell&#8217;atmosfera senza tempo che è propria di questo luogo (e che per una strana ironia viene meno proprio in questi giorni affollati di gente qui giunti a festeggiarla) artisti di strada danno vita a spettacoli di ogni genere, andando a ricreare un tempo fatto di fiabe e di personaggi fantastici, patria e regno di Pinocchio, come di ogni altro bambino.</p>
<p>Proprio sulla sommità del colle sorge la chiesa, in posizione dominante rispetto alle abitazioni e nella stessa area dove un tempo doveva sorgere un castello di Gualdo, come la disposizione degli edifici e la presenza di una località denominata Il Castello sembrano indicare.</p>
<p>Dedicata ai SS. Nicolao e Giusto è a navata unica con abside, con muratura in blocchi di arenaria a vista. L&#8217;attuale edificio risale al XVI secolo, successivamente ampliato XVIII secolo, per subire una definitiva ristrutturazione nel 1912.</p>
<p>Al proprio interno la chiesa conserva alcune pregevoli opere. Un tabernacolo in marmo bianco a muro, databile alla fine del Quattrocento, ascrivibile a una tipologia derivata dalla bottega di Matteo Civitali, e una croce astile del XVI secolo, in rame argentato e dorato, che presenta per un lato un Cristo patiens e sull&#8217;altro san Nicola.</p>
<p>Come in tante altre chiese, caso purtroppo assai frequente anche nel nostro comune, diversi e successivi interventi, di ristrutturazione o ampliamento, hanno profondamente, se non del tutto, mutato l&#8217;assetto originale.</p>
<div id="attachment_944" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/04/gualdo-guiardia6.jpg"><img class="size-full wp-image-944" title="Gualdo-Guiardia6" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/04/gualdo-guiardia6.jpg?w=500" alt=""   /></a><p class="wp-caption-text">Gualdo, chiesa dei SS. Giusto e Nicolao. (© Guardia di Porta, by Panoramio)</p></div>
<p>Destino comune a luoghi ed edifici storici, anche famosi e importanti, quando ogni epoca ha riconosciuto il ‘bello’ in quello in essa stessa definito e stabilito, bramosa di affermarlo non solo ai secoli futuri ma anche a quelli passati.</p>
<p>Chiese romaniche, e altri storici complessi, sono andati così distrutti; affreschi di epoca medievale ricoperti da successive pitture; lapidi e statue, o monumenti funebri alzati all&#8217;interno di cattedrali, andati poi dimenticati e persi nel volgere dei tempi.</p>
<p>Pensiamo solo alla <em>Cacciata dall&#8217;Eden</em>, di Masaccio, e agli altri affreschi suoi e di Masolino, poi completati da Filippino Lippi, che nel 1690 stavano per essere rimossi dalle pareti della cappella Brancacci, in Santa Maria del Carmine a Firenze, per lasciare posto a una completa ristrutturazione della stessa cappella, che la rendesse più consona allo spirito barocco dell&#8217;epoca. Affreschi fortunatamente salvati da un deciso intervento della granduchessa Vittoria della Rovere.</p>
<p>All&#8217;esterno della nostra chiesa, sul suo lato destro, tra blocchetti di arenaria e parti di muratura intonacata, sono ancora oggi visibili alcune lapidi, resti di un cimitero che occupava quella parte del sagrato. Posizione questa divenuta comune nell&#8217;epoca medievale, quando lo spazio della chiesa, interno ed esterno, era comunemente usato per le sepolture, a differenza di quanto avvenuto in età romana dove le zone sepolcrali si estendevano generalmente lungo le vie di accesso alle città. Finché tale generalizzata consuetudine fu proibita, nell&#8217;editto di Saint Cloud promulgato da Napoleone Bonaparte nel 1804, riservando lo spazio adibito alla sepoltura dei defunti in aree separate e distanti dagli edifici.</p>
<div id="attachment_586" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-586 " title="Gualdo" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/04/gualdo-31.jpg?w=300&h=300" alt="" width="300" height="300" /><p class="wp-caption-text">Gualdo, una atmosfera senza tempo</p></div>
<p>In Toscana, invero, era stato il granduca Pietro Leopoldo a emanare in tal senso una prima legge, nel luglio 1783, alla quale poi ne seguirono altre, promulgate da successivi governi, che attenuavano quelle prime disposizioni. Finché con l&#8217;avvento del Regno d&#8217;Italia vennero introdotte più rigide norme che stabilivano, definitivamente, il divieto di tumulazioni all&#8217;esterno dei cimiteri, complessi quest&#8217;ultimi che dovevano sorgere in luoghi distanti dai centro abitati.</p>
<p>Il campanile a fianco della chiesa, che una targa in marmo posta sopra l&#8217;ingresso ci ricorda essere stato costruito nel 1780, termina con una terrazza, cinta da una balaustra in ferro, che s&#8217;alza sulle quattro monofore della cella campanaria. Soluzione adatta al luogo, questo tetto panoramico da cui si spazia sui boschi intorno.</p>
<p>Gualdo infatti, così immersa nella natura, è al centro di una fitta rete di sentieri che qui convergono: da alcune località del limitrofo comune di Lucca, da Pieve a Elice, da Montigiano, da Valpromaro. Verso quest&#8217;ultimo luogo, prossima tappa del nostro viaggio, s&#8217;inoltra un sentiero, chiamato Degli Agrifogli, che riprendendo un&#8217;antica strada di comunicazione univa la zona della Freddana, o val Freddana, a Gualdo, ed è ora un sentiero sterrato, che prosegue all&#8217;ombra di castagni, di pini, macchie di robinia e di carpino nero, e una boscaglia di agrifoglio: magico luogo anticamente creduto abitato da gnomi e fate.</p>
<div id="attachment_532" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="http://terradiversilia.wordpress.com/2011/04/02/gualdo/gualdomarginetta/" rel="attachment wp-att-532"><img class="size-medium wp-image-532" title="Gualdomarginetta" src="http://terradiversilia.files.wordpress.com/2011/04/gualdomarginetta.jpg?w=250&h=300" alt="" width="250" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Una tipica marginetta</p></div>
<p>Questi percorsi, che un tempo costituivano normali vie di comunicazione, sono ora diventati piste ciclabili e pedonali, se non ippovie, facilitate in questa variazione d&#8217;uso, che non li condanna all&#8217;incuria e al progressivo abbandono, dalla particolare natura delle colline massarosesi, che oltre a essere disposte come una ininterrotta terrazza prospiciente la costa e il paesaggio marino, sono costituite da boschi e vegetazioni tanto diverse, una a fianco dell&#8217;altra, con i loro particolari e sempre diversi habitat che si susseguono, si intrecciano.</p>
<p>Qui è possibile incontrare una qualche vecchia ‘marginetta’, che è segnale di un percorso di una antica processione religiosa, oppure qualche casolare ora abbandonato; o vecchie mura di recinzione di qualche proprietà terriera, ora persasi con la storia e i motivi che le innalzarono. Così come recitava una scritta – in un vertiginoso salto d&#8217;epoche – fino a qualche anno fa impressa sul muro di Berlino: <em>Irgendwann fällt jede Mauer</em> “Prima o poi ogni muro cade”.</p>
<p><em><strong><em>© </em></strong>Tratto da &#8220;Massarosa terra di Versilia&#8221;, A. Lini-A. Pelosini, Caleidoscopio, Massarosa (LU), 2006. Vietata ogni riproduzione, salvo il diritto di citazione, l&#8217;uso personale previa citazione o diverso accordo con l&#8217;autore. Le fotografie appartengono ai rispettivi autori, dove indicato, nella relativa licenza d&#8217;uso.</em></p>
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